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Andare in bicicletta regolarmente fa sempre bene: a qualunque età e in tutte le situazioni

Andare in bicicletta in qualunque modo e condizione fa benissimo alla salute mentale e al benessere in generale. Che si tratti di gite nella natura con amici, spostamenti in città, escursioni o attività programmate con la scuola, sessioni al chiuso e perfino pedalate sul posto, i vantaggi sono sempre evidenti, a tutte le età. Miglioramento dell’umore, della socialità, delle connessioni, della concentrazione ed effetto dell’esercizio fisico fanno sì che pedalare, a meno che non vi siano specifici impedimenti, vada sempre bene.

Che sia così lo ha confermato una metanalisi effettuata dai ricercatori dell’Università della California di Loma Linda e pubblicata su Frontiers in Sports and Active Living, nella quale sono stati verificati 87 studi condotti in 19 paesi. Il risultato è stato omogeneo, pur con le differenze dei diversi protocolli di studio. Tutti i parametri delle prestazioni cognitive e mentali e della concentrazione migliorano, anche se non si deve esagerare perché se la fatica è troppo intensa si vede un peggioramento temporaneo, dovuto allo sforzo eccessivo. Lo stesso vale per l’umore, che si avvantaggia anche della socialità che quasi sempre accompagna le uscite in bicicletta. Inoltre, pedalare significa svolgere un’attività fisica aerobica completa, con tutti i lati positivi connessi.  

Anche se i benefici emergono in qualunque tipo di situazione, sono più accentuati se si pedala all’aperto regolarmente, meglio se in itinerari naturali. Anche per questo sarebbe utile introdurre le escursioni in bicicletta dai programmi scolastici fino a quelli per gli anziani e incentivare la bici come mezzo di spostamento ovunque. Oltretutto si tratta di un’attività che costa pochissimo, perché le biciclette si possono quasi sempre noleggiare, e che ha ripercussioni molto positive anche sul clima e sull’ambiente.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 24 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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