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Le superscarpe da runner AFT possono comportare rischi di lesioni e fratture

Le cosiddette superscarpe da corsa, frutto della cosiddetta advanced footwear technology (AFT), molto di moda tra i runner, possono in realtà aumentare il rischio di traumi, e andrebbero quindi utilizzate con parsimonia e buon senso. Lo suggeriscono i risultati di uno studio condotto dai fisiatri del Mass General Brigham di Boston pubblicati sull’organo ufficiale dell’Ameriinfatti una dozzina di atlete donne e altrettanti atleti uomini si sono sottoposti una serie di test con diversi tipi di calzature, correndo con modalità differenti. Nello specifico, i partecipanti hanno indossato delle scarpe neutre, oppure in schiuma leggera e reattiva o, appunto, AFT con schiuma altamente ammortizzata e piastra rigida integrata (secondo il modello appunto delle cosiddette superscarpe). Con tutte e tre le tipologie hanno eseguito delle corse al ritmo di un normale allenamento, oppure a una velocità sostenuta o, ancora, a una da gare su cinque chilometri. In tutte le possibili variazioni, i ricercatori hanno misurato diversi schemi di forza e di movimento associati a possibili lesioni da stress osseo, ovvero lesioni da sovraccarico che possono portare a gonfiore osseo o a vere e proprie fratture da stress. Hanno così visto che le scarpe con AFT - ma non le altre - sono associate a cambiamenti biomeccanici che aumentano il rischio di lesioni da stress osseo e fratture. Per esempio, facendo meno passi al minuto, l’atleta è costretto ad allungare eccessivamente la falcata. Si tratta di cambiamenti di lieve entità. Tuttavia, soprattutto per gli atleti, può esserci un effetto di accumulo nel tempo in seguito ad allenamenti e gare ripetute, e questo potrebbe aumentare in misura non irrilevante il rischio.

C’è anche un’azione protettiva sulle caviglie, anche se in base ai dati sarebbe l’unica evidenziabile. Per utilizzare al meglio le scarpe AFT e non esporsi a rischi bisognerebbe quindi modificare il bilanciamento del corpo oppure alternare queste scarpe con altre. Infine, secondo gli autori sarebbe utile approfondire gli studi di biomeccanica sulle superscarpe.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 10 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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