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Calcio e vitamina D, insieme o da soli,
non prevengono affatto cadute e fratture

Calcio e vitamina D, assunti singolarmente o insieme, non hanno alcun effetto sulla prevenzione delle fratture e delle cadute nelle persone con più di 65 anni. Nonostante siano consigliati da numerosi medici e da aggressive campagne di marketing che spesso non hanno basi scientifiche, da anni numerosi studi hanno messo in discussione l’efficacia sia del calcio che della vitamina D, che dovrebbe favorirne l’assorbimento e rafforzare quindi le ossa, sul rischio di cadute e fratture che interessa in media un over 65 su tre. E ora una grande metanalisi pubblicata sul British Medical Journal dai ricercatori dell’Università di Montreal, in Canada, dimostra, con dati molto solidi, che davvero non c’è un effetto dimostrabile, e che quindi è meglio concentrarsi su altre strategie preventive.

Nello studio sono state prese in considerazione 69 ricerche di diverso tipo condotte dal 2014 a oggi, che hanno coinvolto un totale di quasi 154.000 adulti, e il risultato è stato che, per quanto riguarda il rischio di fratture, così come quello di cadute, il calcio, la vitamina D e la combinazione dei due non hanno alcuna efficacia, o ne hanno una minima. Non ci sono vantaggi neppure sulle fratture specifiche più comuni come quella del femore o dell’anca. Nulla, quindi, supporta i consigli di assunzione di calcio, vitamina D o di associazioni dei due. Piuttosto, sarebbe opportuno concentrare gli sforzi su programmi personalizzati basati sull’attività fisica commisurata all’età e alle condizioni e finalizzata al mantenimento della massa muscolare e della sua forza, essenziali anche per l’equilibrio.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 27 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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