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I Neanderthal cacciavano e mangiavano anche elefanti, orsi, uccelli, pesci e castori

I Neanderthal cacciavano e mangiavano elefanti, oltre a molte altre specie animali. E una volta catturata la preda utilizzavano anche la pelle e le interiora, riuscendo a trarne così il massimo del beneficio per molti membri dei clan. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’istituto di paoleontologia dell’Università di Gottinga, che hanno voluto approfondire una scoperta fatta nel 1948 in Germania da esploratori dilettanti guidati da un preside di scuola nel sito di Lehringen, risalente a 125.000 anni fa. All’epoca si era capito che alcuni resti appartenevano a un grosso elefante dalle zanne dritte (il più voluminoso mammifero presente in Europa all’epoca), e soprattutto che quella presente tra le sue costole era una lancia di legno di un cacciatore Neanderthal, ma non era stato possibile approfondire ulteriormente gli studi. Quella lancia poteva essere lì per caso. Ora invece, grazie a nuove indagini, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista del gruppo Nature Scientific Reports, i ricercatori hanno individuato inequivocabili segni di taglio proprio tra le costole, che confermano che quell’elefante fu ucciso e poi macellato sul posto, e si è capito anche come. I Neanderthal aprivano la cassa toracica, rimuovendo gli organi che costituivano un’abbondante fonte di cibo: il peso di quell’esemplare, che aveva circa 30 anni, tra carne, grasso e organi interni, era di 3.500 chilogrammi, sufficienti a sfamare un gruppo numeroso di ominidi per un lungo periodo.

Nel sito sono state poi trovate duemila ossa di 16 specie tra le quali uccelli, tartarughe e pesci, conchiglie di molluschi e, tra queste, quelle di un uro, un antenato dei bovini alto quasi due metri, anch’esso macellato, come pure un orso bruno, da cui era stato estratto anche il midollo osseo e un castoro, da cui era stata ottenuta la pelliccia, oltre alla carne. I Neanderthal cacciavano quindi molti tipi di animali, da cui traevano cibo, pelli e midollo, servendosi dei loro strumenti di legno, e probabilmente non disdegnavano pesci, tartarughe e cozze, oltre alle piante della zona, seguendo una dieta onnivora anche se basata prevalentemente sulla carne: abilità dello stesso livello dei Sapiens che sarebbero arrivati migliaia di anni dopo.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 25 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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