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Una nuova molecola accende le speranze
di sconfiggere le infezioni come il morbillo

La lotta farmacologica contro i virus si arricchisce di una nuova speranza. Un farmaco orale che nei test su diverse specie animali e su organoidi di cellule umane, sembra essere dotato di una significativa e ampia efficacia unita a una buona tollerabilità e di una scarsa tossicità. Ne ha dato notizia Science Advances, che ha riportato i dettagli dello studio effettuato dai ricercatori della Georgia State University.

La nuova molecola, chiamata per ora con la sigla GHP-88310, è il risultato di una ricerca serrata, condotta tra migliaia di possibili strutture il cui scopo doveva essere quello di bloccare un enzima vitale per i virus della famiglia degli orthoparamyxovirus, cui appartengono, tra gli altri, quello del morbillo e quello dalla parainfluenza 3, che ogni anno provoca migliaia di decessi per polmoniti soprattutto tra ii soggetti più fragili come le persone immunodepresse, quelle sottoposte a un trapianto e gli anziani. Nelle sperimentazioni il GHP-88310 si è mostrato efficace nei roditori e in specie diverse come i furetti e i cani, contro diversi virus della famiglia, e anche ben tollerato. La somministrazione di alte dosi (2.000 mg/kg di peso) per una settimana non ha provocato tossicità degne di nota. In compenso, la carica virale è crollata, e così pure la generazione di nuove particelle virali,  tutti gli animali sono sopravvissuti alle diverse infezioni. Infine, anche gliiorganoidi di tessuti umani hanno reagito al farmaco in modo simile. Tutto sembra quindi indicare che il GHP-88310 sia un ottimo candidato al ruolo di antivirale anti orthoparamyxovirus, categoria che a oggi non contiene quasi nessuna molecola specifica, e che sia opportuno procedere fino alle sperimentazioni nell’uomo. La messa a punto di nuove terapie è urgente, anche visto anche il ritorno in grande stile del morbillo dovuto al calo delle vaccinazioni.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 1 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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