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L’agopuntura aiuta il recupero funzionale motorio dopo i danni causati da un ictus

L’agopuntura favorisce il recupero delle facoltà motorie dopo un ictus. Lo conferma uno studio controllato nel quale una sessantina di persone colpite da ictus sono state sottoposte a un ciclo di applicazioni durato due settimane, in due terzi dei casi autentiche (cioè con gli aghi inseriti nei punti indicati dalla medicina tradizionale cinese) e in un terzo simulate (con gli aghi messi in punti non attivi), come controllo. Come illustrato su CNS Neuroscience & Therapeutics dagli autori, ricercatori dell’Università di Pechino, in Cina, solo coloro che erano stati sottoposti alle sedute di agopuntura autentica hanno riportato benefici misurabili dal punto di vista clinico, da quello della funzionalità motoria e da quello del recupero di materia grigia nelle zone colpite dall’ictus e collegate ai movimenti, confermato dalle risonanze magnetiche. L’agopuntura si conferma quindi come un valido strumento di aiuto pe rla riabilitazione, anche se resta abbastanza misterioso il meccanismo d’azione. Secondo un recente articolo di PNAS, forse coinvolge un tessuto fluido chiamato interstitium, diffuso in tutto l’organismo e scoperto solo molto di recente, che coincide con i paralleli dell’agopuntura. I cinesi lo avevano capito migliaia di anni fa.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 18 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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