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Solo i tutori e gli esercizi, in acqua o fuori, sono efficaci contro l’artrosi del ginocchio

Per contrastare il dolore e la rigidità data dall’artrosi del ginocchio, tra le decine di terapie e rimedi non farmacologici vari proposti solo tre sono efficaci. E sono anche i più economici e semplici da usare o somministrare: i tutori, gli esercizi in acqua tiepida e in generale gli esercizi mirati. Di tutto il resto non ci sono prove, e sarebbe quindi meglio evitare di spendere tempo e denaro per sottoporsi a terapie e trattamenti che potrebbero anche essere dannosi.

La stroncatura arriva da una grande revisione pubblicata su PLoS One dai ricercatori e fisiatri dell’università di Neijang, in Cina, che hanno verificato la letteratura scientifica relativa a 12 terapie, trovando 139 studi clinici controllati che hanno coinvolto oltre 10.000 persone. Il punto debole di tutti o quasi è l’eterogeneità delle metodologie e dei protocolli, così come l’esiguità dei campioni, che rendono molto difficile estrapolare dati attendibili.

Tra i metodi analizzati vi sono stati: la laserterapia (a basso dosaggio o ad alta intensità), l’elettrostimolazione, la stimolazione transcutanea, i plantari, l’idroterapia, i k-tapes, gli ultrasuoni, la corrente a interferenza o IFC, la diatermia a onde corte e la terapia con onde d’urto, oltre agli esercizi: una varietà che di per sé illustra bene come in questo settore, sempre più popolare dato l’aumento dell’età media e delle patologie tipiche dell’età come l’artrosi, sia ormai una sorta di giungla nella quale si propongono gli approcci più disparati. Eppure, per ora, i dati promuovono soltanto i tutori, risultati migliori sia dal punto di vista del dolore che da quello della rigidità, sia gli esercizi in acqua o fuori. La tecnica peggiore è quella che si basa sugli ultrasuoni, mentre laserterapia e onde d’urto potrebbero avere una qualche modesta efficacia, ma i numeri sono ancora insufficienti e non di qualità. Se si vuole contrastare l’artrosi è quindi meglio affidarsi a un programma di esercizi specifici e, quando non si è in palestra, all’aiuto di un tutore.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 23 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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