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Microparticelle di curcumina
per frenare la colite ulcerosa

Una nuova via di somministrazione orale della curcumina, un derivato della curcuma (spezia indiana), illustrata dai ricercatori dell’Università della Georgia di Atlanta (Stati Uniti) sulla rivista Colloids and Surfaces B: Biointerfaces, potrebbe rivelarsi utile per la terapia della colite ulcerosa.

Il segreto di questa formulazione sta in una serie di microparticelle biocompatibili, nelle quali viene dispersa la curcumina. Per le loro caratteristiche chimico-fisiche, infatti, le microparticelle rilasciano il contenuto (la curcumina, appunto) solo nel punto in cui è realmente necessario, cioè nella mucosa intestinale.
La curcumina è un potente antinfiammatorio poco tossico, in studio da anni come farmaco anticolite, ma finora non si era riusciti a farla arrivare integra a livello dell’intestino, perché veniva digerita prima.

I ricercatori di Atlanta, con le loro microparticelle, ci sono riusciti, e hanno confermato l’efficacia della sospensione orale in animali malati di colite ulcerosa, con dati molto incoraggianti; sono ora pronti per avviare i primi test nell’uomo.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 15 oct 2015
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


Vedi anche: • Germania: bocciato Vedolizumab per il Crohn e la colite ulcerosa


Tags: colite ulcerosa, curcumina




Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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