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Le esplosioni danneggiano il cervello dei militari: aumenta il rischio di aneurismi

La guerra danneggia il cervello di chi la sceglie come professione ed è quindi esposto in modo continuativo alle esplosioni. Lo dimostra uno studio pubblicato su Radiology nel quale sono state esaminate le conseguenze delle ripetute esposizioni alle esplosioni di un gruppo molto particolare di militari: quelli delle forze speciali statunitensi, un insieme di reparti di élite (tra i quali rientrano i Berretti Verdi, il 75esimo reggimento dei Rangers, i Navy SEAL and e il Marine Forces Special Operations Command), sempre attivi negli scenari di guerra in diverse parti del mondo.

In esso i medici del Massachussetts General Hospital di Boston hanno analizzato le risonanze magnetiche e le angiografie craniche di oltre 560 membri delle forze speciali (tutti uomini tranne una, età media di poco superiore ai 43 anni) e il risultato è stato che, rispetto alla popolazione di controllo, gli esami mostrano più zone di ispessimento della materia bianca e più aneurismi. Correggendo i risultati per alcune variabili, il legame resta solo per gli aneurismi, ma è molto forte: tra i soldati l’incidenza è addirittura tripla rispetto ai coetanei civili, e il rischio è tanto più elevato quanto più il militare è stato esposto a esplosioni: tra i 220 nei quali c’era stata esposizione, tra i due estremi (e cioè poche esposizioni oppure molte) la differenza è di sei su 220 versus 21 su 220.

Secondo gli autori è quindi necessario seguire con molta attenzione queste persone e controllare l’evoluzione degli aneurismi eventualmente formatisi, oltreché cercare di migliorare le protezioni. Oppure si potrebbe smettere di intraprendere guerre.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 8 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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