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La spiritualità aiuta a prevenire l’abuso
di sostanze e facilita la riabilitazione

La spiritualità, comunque praticata, protegge dall’abuso di sostanze quali alcol e droghe, e favorisce l’abbandono delle dipendenze e il recupero. Lo dimostra una grande metanalisi effettuata su 55 studi ciascuno dei quali condotto dai ricercatori della Chan School of Public Health dell’Università di Harvard su almeno mille partecipanti, per un totale di oltre 470.000 persone, pubblicata su JAMA Psychiatry.

Come emerge da ricerche condotte in tutto il mondo, sulle più diverse credenze e pratiche, le persone che hanno un sentimento spirituale o religioso hanno un rischio inferiore del 13% rispetto a quelle che non ne hanno alcuno nei confronti di alcol, tabacco, marijuana e altre sostanze d’abuso, valore che sale al 18% in chi è attivamente impegnato in una comunità (termine che indica la partecipazione più di una volta a settimana a culti o attività della stessa). Inoltre tutti i dati confermano che l’abbandono della dipendenza e il successivo recupero hano maggiori probabilità di successo se la persona coinvolta ha un atteggiamento spirituale o religioso. Trova quindi una conferma di peso l’approccio, già praticato, che chiama in causa anche la spiritualità prevenzione e l’importanza della stessa nella nella riabilitazione.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 8 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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