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I cicli vitali stagionali delle zanzare vengono sovvertiti dall’inquinamento luminoso

Se le zanzare più comuni (Culex pipiens f. pipiens) non sembrano più rispettare le stagioni o quasi, e affliggono gli esseri umani per periodi dell’anno sempre più lunghi, una delle cause è l’eccesso di luce artificiale notturna, che altera profondamente i cicli vitali di questi insetti e che viene amplificata nelle isole di calore urbane, zone dove la temperatura si innalza a causa dell’asfalto, del cemento e della scarsità di piante. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università del Maine, che hanno condotto una serie di test in situazioni reali che mostrano che le zanzare, in certe condizioni, non entrano nella fase detta diapausa quando dovrebbero farlo, e cioè tra settembre e ottobre, con la diminuzione delle ore di luce diurna. In quella fase di solito smettono di riprodursi e di pungere. I ricercatori hanno posizionato le larve di zanzare all’aperto, tra settembre e ottobre, in due recinti: uno sposto alla luce anche di notte, e l’altro buio. Come illustrato sul Journal of Applied Ecology, la luce notturna ha impedito l’ingresso nella fase di diapausa indipendentemente dal mese, e le zanzare esposte alla luce hanno continuato a riprodursi. La buona notizia è che luci basse, dal colore bianco caldo, sembrano attenuare gli effetti peggiori, compresi quelli singergici delle temperature, e ciò significa che una delle soluzioni possibili per limitare la diffusione delle zanzare, che possono trasportare e trasmettere germi patogeni, consiste nel modulare le luci.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 20 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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