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Giocare all’aperto in età prescolare rende
i bambini più equilibrati e felici a scuola

di Agnese Codignola

Giocare il più possibile all’aperto in metà prescolare significa avere un equilibrio psichico migliore negli anni seguenti. I bambini dovrebbero quindi essere portati fuori il più spesso possibile, più che essere lasciati davanti a uno schermo di qualunque tipo nel chiuso delle loro stanze. Lo confermano i dati di uno studio pubblicato sul Journal of Child Psychology and Psychiatry nel quale i ricercatori dell’Università di Exeter, in Gran Bretagna, hanno lavorato sui dati di una coorte di bambini chiamata Growing Up in Scotlan che sta seguendo appunto alcune migliaia di bambini scozzesi da diversi punti di vista. Tra questi viene misurato il benessere mentale a quattro, cinque, sei e otto anni. In questo caso ne sono stati analizzati oltre 4.100, con controlli sui sintomi di esternalizzazione del disagio quali l’aggressività e l’iperattività e di interiorizzazione quali l’ansia e la depressione. Il risultato è stato chiaro: i bambini che, tra i due e i quattro anni, avevano trascorso più tempo all’aperto erano anche quelli che mostravano maggiore equilibrio e atteggiamenti positivi a casa come a scuola, senza mostrare particolari segni di disagio. Per ogni giorno trascorso all’aperto in più, a otto anni mostravano un aumento della probabilità di avere un profilo psichico sano compreso tra il sei e il 14%.

E’ quindi importante che le autorità pubbliche finanzino e sostengano la manutenzione degli spazi verdi o comunque all’aperto urbani riservati ai bambini, che li rendano accessibili a tutti e che piongano particolare particolare attenzione ai quartieri più disagiati, dove di solito ve ne sono di meno.

Data ultimo aggiornamento 21 giugno 2026
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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