ONCOLOGIA
Contro il tumore del pancreas c’è un nuovo farmaco rivoluzionario: il daraxonrasib
I superlativi e le iperboli che hanno accompagnato l’esposizione dei risultati dello studio clinico di fase 3 denominato RASolute, presentato all’ultimo congresso dell’American Society for Clinical Oncology (ASCO) e pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine dagli oncologi del Dana Farber Cancer Center di Boston non devono stupire: quella contro il tumore al pancreas è una guerra che va avanti da decenni e che finora aveva visto sempre in vantaggio la malattia. La sopravvivenza a un anno è tuttora inchiodata su numeri sconfrortanti. Ma ora molte cose potrebbero cambiare, grazie a un farmaco chiamato daraxonrasib che agisce in collaborazione con una proteina dell’organismo chiamata ciclofillina A: insieme, le due riescono a inibire un gene chiamato K-RAS, mutato nel 90% dei pazienti. Lo studio è stato effettuato su 500 persone (in Europa, Asia e Nord America) che erano già state sottoposte a una prima fase di terapia ma non avevano risposto, e avevano tutte una forma avanzata di malattia; metà è stata sottoposta a nuovi cicli di chemioterapia, l’altra metà al daraxonrasib, che si assume per via orale una volta al giorno. I risultati sono stati molto positivi, perché il farmaco ha quasi raddoppiato la sopravvivenza media, passata da 6,7 a 13,2 mesi, e la durata del tempo alla progressione (cioè quello che intercorre tra la fine delle cure e le prime manifestazioni di un ritorno della malattia), passato da 3,6 a 7,2 mesi. Ancora, più di un malato su tre ha avuto una diminuzione sostanziale del volume del tumore, contro poco più del 10% di quelli in chemioterapia, e le stesse percentuali hanno riguardato il tasso di risposta: 31 versus 11%.
Da notare che K-RAS è mutato anche in altri tumori, e quindi il farmaco, primo della sua categoria, potrebbe essere utilizzato anche in altri casi.
Tutti i pazienti trattati con il daraxonrasib hanno avuto effetti collaterali, non diversi dalle attese e consistenti principalmente in rash cutanei, nausea, diarrea, nel 62% dei casi di grado 3, cioè abbastanza seri. Anche il 97% degli altri ha avuto una tossicità, nel 70% dei casi di grado 3. Ciò ha portato all’abbandono però solo l’1,2% dei pazienti trattai con il farmaco, contro l’11,2% degli altri, a conferma di un profilo di tollerabilità decisamente migliore.
Ora i test dovranno permettere di capire se si può passare direttamente al daraxonrasib in prima linea, senza prima fare una chemioterapia, ma la Food and Drug Administration sta già concedendo le prime autorizzazioni compassionevoli e assicurando un percorso accelerati di valutazione, per un farmaco che potrebbe cambiare il destino di molti malati.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 3 giugno 2026
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