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La microgravità favorisce la formazione
di coaguli e trombi stabili nelle astronaute

In condizioni di microgravità come quelle che si trovano sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) aumenta il rischio di formazione di trombi pericolosi, nelle donne. Lo suggerisce quanto osservato in una simulazione sulla Terra effettuata dall’agenzia spaziale europea nell’ambito dello studio Vivaldi, incentrato sull’immersione in vasche di acqua per simulare la microgravità, all’interno delle quali gli astronauti (o aspiranti tali) rimangono in dentro un asciutto per diverse ore o giorni. Come riportato su Acta Astronautica, in questo caso le partecipanti sono state 18, e sono rimaste per cinque giorni nella vasca mentre uno strumento apposito, chiamato tromboelastomero rotazionale (ROTEM) misurava l’eventuale formazione di trombi nella vena giugulare e il comportamento degli stessi. Il risultato è stato che, anche se i tempi di formazione dei coaguli sono più lunghi rispetto a quanto si vede con una gravità normale i trombi, una volta formati, si aggregano più velocemente e sono più stabili e resistenti. Dopo soli cinque giorni non sembrano esserci rischi preoccupanti, ma ciò che si teme è che per tempi più lunghi le donne, sulla coagulazione delle quali intervengono anche fattori ormonali, specie se c’è ancora il ciclo, possano correre qualche rischio di troppo. Oltretutto sono ben lontane da un Pronto Soccorso, in caso i trombi provochino guai seri (per esempio un ictus, infarto o embolia polmonare). La conclusione è quindi un invito ad approfondire, anche in previsione delle future missioni sull’ISS e non solo, e a verificare che cosa accade negli uomini.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 10 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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