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L’inquinamento da polveri sottili aumenta
il rischio di sclerosi laterale amiotrofica

L’esposizione cronica all’inquinamento atmosferico si traduce in un aumento significativo dle rischio di sviluppare una grave malattia neurodegenerativa come la sclerosi laterale amiotrofica o SLA. Lo dimostrano i dati di uno studio pubblicato svedese su JAMA Neurology dai ricercatori del Department of Clinical Neuroscience del Karolinska Institutet di Stoccolma, nel quale sono stati messi a confronto i dati di poco meno di 1.500 persone che avevano ricevuto da poco la diagnosi, quelli di oltre 1.700 parenti e quelli di oltre 7.000 persone simili per età e condizioni generali di vita con quelli relativi all’inquinamento della zona di residenza. In particolare, sono state verificate le concentrazioni di PM2.5, PM2.5-10, PM10 e di biossido di azoto nei dieci anni precedenti la diagnosi. Il risultato è stato inequivocabile: alla situazione peggiore, dal punto di vista dell’inquinamento, corrisponde un aumento del rischio di avere una malattia del motoneurone (oltre alla SLA ne esistono altre, altrettanto gravi) del 20-30%. Inoltre, risulta più grave il coinvolgimento polmonare, con una maggiore necessità di ricorso alla ventilazione meccanica e minore sopravvivenza, probabilmente perché il tessuto polmonare, già danneggiato, risente maggiormente dei danni della malattia. L’inquinamento soprattutto da polveri sottili danneggia la salute da numerosi punti di vista, anche se le autorità sanitarie e soprattutto quelle politiche non sembrano preoccuparsene molto.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 21 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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