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La gravità e l’evoluzione di colite ulcerosa
e morbo di Crohn sono scritte nel genoma

La predisposizione a sviluppare la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, le due principali forme di malattie infiammatorie intestinali croniche, di origine autoimmune, può essere prevista in base ad alcuni geni e, quando è così, è possibile anche prevedere  l’evoluzione più o meno grave e l’aggressività della malattia, predisponendo per tempo le strategie terapeutiche migliori per il singolo paziente. Lo suggerisce uno studio condotto dagli specialisti della Aalborg University danese, nel quale sono stati analizzati i dati di circa 8.300 cittadini con una malattia di questo tipo (circa 3.700 con orbo di Crohn e circa 4.500 con colite ulcerosa) contenuti nel Denmark’s National Biobank.

Come riportato su Gastroenterology, l’indagine ha fatto emergere alcuni geni particolarmente associati come HLA-DRB1*01:03, che potrebbero doiventare veri e propri marcatori di malattia, che fanno aumentare in misura molto significativa il rischio sia che essa indorga sia che, una volta manifestatasi, abbia un decorso aggressivo. Ora la speranza è che si approfondiscano gli studi e che in seguito si introducano in clinica gli opportuni test genetici per capire prima possibile con che tipo di patologia si devono fare i conti, se richiede o meno chirurgia, che tipo di farmaco potrebbe essere più indicato e così via. Solo goungendo a una gestione personalizzata si possono evitare quelle conseguenze gravi che, oggi, sono purtroppo ancora molto frequenti.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 5 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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