Questo sito utilizza cookies tecnici per l'analisi del traffico, in forma anonima e senza finalità commerciali di alcun tipo; proseguendo la navigazione si acconsente all'uso dei medesimi Ok, accetto

I frattali delle pennellate dell’artista aiutano a sbugiardare i falsari: il caso van Gogh

Esiste un metodo matematico, del tutto non invasivo, per distinguere le opere d’arte vere dai falsi. L’hanno messo a punto i ricercatori del Politecnico Hauts-de-France di Valenciennes, e consiste in una valutazione dei frattali, cioè dei motivi ripetuti associati a ogni pennellata. Ogni artista, inconsapevolmente, ha un suo modo di usare il pennello, che si traduce appunto in pattern (frattali) che si ripetono sempre uguali, seguendo alcune leggi matematiche. Per questo si possono usare come riferimento per capire se la mano che ha lavorato è davvero quella dell’artista. Innanzitutto si fa una serie di foto ad altissima risoluzione, con le quali si realizza una mappa topografica. Poi si cercano in parti di essa ben definite i frattali. Quindi si confronta una certa superficie dell’opera da indagare con i frattali del pittore, e si vede se coincidono. Gli autori hanno sperimentato il sistema su un quadro di Vincent van Gogh noto per essere falso (I contadini) e su uno autenticato di recente (Tramonto a Montmajour), e per confrontare alcune opere di van Gogh con quelle di un pittore del Seicento, David Klöcker Ehrenstrahl: come mostrato su Surface Topography Metrology and Properties ha funzionato alla perfezione.
Il problema della falsificazione delle opere d’arte è sempre più grave: grazie alle tecnologie digitali, ce ne sono sempre di più sul mercato. Nel 2024 un’indagine del Guardian ha svelato che su eBay c’erano 40 opere false di impressionisti in vendita, tra le quali in Monet a 600.00 dollari e uno studio di Renoir a 165.000. In quel caso è stata usata un’AI che si chiama Art Recognition, messa a punto da una società elvetica in collaborazione con università olandesi e britanniche.

Unire metodi come quello basati sui frattali con le potenzialità delle AI potrebbe rendere la vita dei falsari molto complicata.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 13 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

Chiudi

Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

VAI ALLA VERSIONE COMPLETA