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L’aggiacciante contabilità dei bambini
di Gaza feriti molto gravemente alla testa

I bambini vittime di traumi cranici aperti, con danno alla struttura del cranio e, in particolare, alla dura madre, la membrana ossea che avvolge il cervello, sono stati, nel solo periodo compreso tra gennaio e settembre 2025, oltre 300. E’ la contabilità agghiacciante pubblicata su JAMA da un team internazionale di medici palestinesi e norvegesi, che sta cercando di tenere conto di quanto avviene anche dopo il cessate il fuoco, e che colpisce i più piccoli con danni le cui conseguenze, nella maggior parte dei casi, durano per tutta la vita con disabilità e traumi. Gli autori rispettano un protocollo internazionale per la registrazione delle ferite chiamato STROBE, in modo da rendere i dati omogenei e a disposizione di tutti. Dai documenti risulta che, del 719 traumi cranici aperti arrivati nei pochi ospedali operanti, il 45% (321) aveva meno di 18 anni e anzi, l’età media era di 13 anni, nel 72% dei casi si trattava di maschi e il tasso di ammissioni giornaliere nei Pronto Soccorso è risultato essere di 1,18.

Da quando è iniziata l’invasione di Gaza molti esponenti della comunità medica internazionale parlano di healthocide, un termine che si potrebbe tradurre con salutocidio, e che esprime il progetto deliberato di distruggere le strutture sanitarie affinché nessuno possa curare il popolo palestinese oggetto di genocidio, e neppure sapere che cosa accade. Lo sforzo, tra enormi difficoltà, è quello di produrre studi come questo, che testimonino con i dati il massacro in atto, affinché in futuro i responsabili possano essere chiamati a risponderne, e nel presente i feriti possano ricevere le cure di cui necessitano.

Dall’inizio del conflitto a Gaza sono morti più di 20.000 bambini.


Data ultimo aggiornamento 20 maggio 2026
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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