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L’allattamento fa bene tanto al microbiota del neonato quanto all’umore delle madri

Il latte materno condiziona in senso positivo la composizione del microbiota intestinale del neonato, e aiuta le madri a prevenire la depressione. Per questo, oltreché per gli altri benefici come quelli sul sistema immunitario e sullo sviluppo cognitivo del bambino, l’allattamento al seno andrebbe sempre preferito, tutte le volte che si può.

La relazione con il microbiota era già nota, ma ora uno studio pubblicato su Nature Communications dai ricercatori dell’Università di Chicago la conferma, portando nuove prove ottenute con tecniche di indagine genetica molto sofisticate. In esso infatti sono stati analizzati più di 500 campioni di latte e feci neonatali provenienti da 195 coppie madre-figlio aderenti a un progetto chiamato the Mothers and Infants LinKed for Healthy Growth (MILk) study ottenuto a uno, tre e sei mesi dal parto, alla ricerca di specie batteriche. Il risultato è stato che il latte materno contiene una prevalenza di Bifidobatteri di vario tipo, tra i quali Bifidobacterium longum, il B. breve e il B. bifidum, che aiutano a digerire gli zuccheri e favoriscono uno sviluppo armonico dell’apparato digerente. In precedenza, altre ricerche avevano dato ampio spazio ad altri batteri quali gli stafilococchi e gli streptococchi, ma probabilmente non sono quelli i più importanti. In particolare, il B. longum era presente anche nel 98% dei campioni di microbiota intestinale dei bambini, segno evidente di un trasferimento diretto. Inoltre sono stati trovati alcuni patobionti, cioè batteri potenzialmente patogeni come la Klebsiella Pneumoniae che, però, in condizioni normali restano silenti. Infine, sono stati identificati anche alcuni batteri tipici del cavo orale come lo Streptococcus salivarius e la Veillonella. L’ipotesi è che quando il bambino succhia la mammella, parte dei suoi batteri entrino nel tessuto mammario e da lì arrivino al latte, per poi tornare al neonato.

In generale, le specie dei bambini sono le stesse che si ritrovano nel latte materno, che si conferma quindi fondamentale per l’insediamento di un microbiota ottimale. 

Il secondo studio, pubblicato sul British Medical Journal, mette in luce un altro aspetto positivo: l’effetto sulla condizione psicologica delle madri. Analizzando i dati di 170 madri relativi sia all’incidenza dell’ansia e della depressione sia alla frequenza dell’allattamento al seno nell’arco di dieci anni, i ricercatori dell’Università di Dublino, in Irlanda, hanno vsto che tra i fattori che proteggono le madri c’è l’allattamento. Più lo si pratica, nei tempi medi (circa sei mesi per quello esclusivo, seguito dallo svezzamento), minore è il rischio di andare incontro a disturbi dell’umore. Nello specifico, per ogni settimana di allattamento in più si ha una diminuzione del 2% del rischio di avere una depressione, e l’effetto, molto visibile nel primo anno, si protrae nel tempo.

Tutti i benefici dimostrati non possono essere ottenuti con il latte in polvere.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 22 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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