Questo sito utilizza cookies tecnici per l'analisi del traffico, in forma anonima e senza finalità commerciali di alcun tipo; proseguendo la navigazione si acconsente all'uso dei medesimi Ok, accetto

Legumi e soia portati a tavola ogni giorno contribuiscono a tenere a bada la pressione

Per tenere sotto controllo la pressione è indispensabile fare attenzione a ciò che si mangia, questo è noto. Ciò che forse non tutti sanno, però, è che una grande mano può arrivare da due tipi di vegetali: la soia e i legumi. Assumendone regolarmente dosi non eccessive, anche se al di sopra di quelle consumate dalla maggior parte degli europei, si ottiene un effetto assai rilevante. Lo dimostra una metanalisi di dieci studi osservazionali che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, appena pubblicata su BMJ Nutrition, Prevention & Health dai ricercatori dell’Imperial College di Londra. In essa sono stati presi in esame dati relativi a oltre 309.000 persone per i legumi, e a oltre 278.000 per la soia con, rispettivamente, circa 86.000 e circa 93.000 casi di ipertensione. Valutando i consumi, il risultato è stato che chi ricadeva nelle fasce a consumo maggiore di legumi aveva un rischio inferiore del 16% di sviluppare ipertensione rispetto a chi era considerato a basso consumo, mentre per la soia la riduzione era del 19%. La causa dell’attività antipertensiva risiede probabilmente nei sali, nelle fibre, negli isoflavoni e negli acidi grassi a catena corta presenti in questi alimenti.

Tradotto in dosi, sarebbero sufficienti circa 170 grammi di legumi al giorno oppure 60-80 grammi di soia per avere benefici sulla pressione attorno al 30% di riduzione del rischio. Si tratta di quantità facilmente raggiungibili con piselli, lenticchie o fagioli oppure con derivati della soia come il tofu. Nonostante questo, le medie europee sono molto al di sotto, con quantità quotidiane che non superano quasi mai i 15 grammi. 

A.B.
Data ultimo aggiornamento 19 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

Chiudi

Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

VAI ALLA VERSIONE COMPLETA