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Scoperto, nel Mar Morto, un archeo che
ha la coda e nuota: il primo in assoluto

C’è un microrganismo, nel Mar Morto, che ha stupito i ricercatori che l’hanno scoperto. E’ stato ribattezzato (non a caso) Haloarcula marismortui, e appartiene alla famiglia degli Archei, il gruppo considerato una via di mezzo tra i virus e i batteri, che si è differenziato da questi ultimi, dal punto di vista evolutivo, circa quattro miliardi di anni fa e che è ancora poco conosciuto rispetto agli altri. I ricercatori dell’università di Okinawa, in Giappone, hanno descritto su Natura Communications una prima assoluta di questo minuscolo organismo unicellulare: la capacità di muoversi in un ambiente così salato, grazie a una specie di un flagello, una sorta di coda che nessun altro archeo possiede e che ruota , permettendo il movimento anche in liquidi ad alta vscosità come, appunto, l’acqua molto salata del Mar Morto. Finora, infatti, si è sempre pensato che fossero solo i batteri a nuotare servendosi di queste protuberanze: negli archei non ne era mai stata descritta una. Inoltre, la proteina che consente al filamento di ruotare è codificata da un gene presente in due possibili varianti, e questo assicura maggiori possibilità di difesa (in caso una forma sia bersaglio di un anticorpo o di un virus dei batteri, un fago, l’organismo esprime l’altra) e una grande flessibilità rispetto alle temperature e al grado di salinità dell’acqua, che variano nel tempo.

Oltre a rappresentare un possibile punto di convergenza evolutiva tra batteri e archei, Haloarcula marismortui potrebbe costituire la base per organismi utili in situazioni specifiche come le acque a elevata densità salina. Inoltre, capire il maggior numero possibili di adattamenti alla vita potrebbe risultare cruciale per la ricerca di eventuali tracce di vita su altri pianeti, con ambienti molto diversi da quelli terrestri.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 11 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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