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No, l’ivermectina non può curare un tumore terminale (come non poteva curare il covid)
Il 9 gennaio 2025 l’attore Mel Gibson è andato nel popolarissimo podcast intitolato The Joe Rogan Experience a raccontare che tre suoi amici colpiti da un tumore in stadio avanzato, il IV, erano guariti grazie all’ivermectina, la molecola antiparassitaria diventata famosa ai tempi della pandemia per motivi analoghi, e poi risultata del tutto inefficace (come era già ben noto), insieme a un analogo farmaco veterinario, il fenbendazolo. Nei giorni successivi frammenti di quel video sono stati visti da milioni di persone, negli Stati Uniti o non solo. E ora uno studio pubblicato su JAMA Open dai ricercatori dell’Università della California di Los Angeles mostra la nefasta influenza che frasi come quelle possono avere su persone che necessitano di ben altro tipo di cure. Gli autori hanno infatti controllato le prescrizioni dei due farmaci tra gennaio e luglio 2025, e le hanno messe a confronto con le stesse dell’anno precedente, sulle schede di 68 milioni di pazienti di età compresa tra i 18 e i 90 anni. Hanno così visto che c’è stato un raddoppio e che negli stati più poveri il tasso è stato addirittura triplo. Non si può dimostrare un nesso, ma la connessione sembra evidente. La preoccupazione dei medici è che migliaia di pazienti abbiano abbandonato i chemioterapici e le altre cure efficaci per affidarsi a una sciocchezza: l’ivermectina è utile per eliminare i parassiti intestinali, è uno sverminatore come il fenbendazolo, non le cellule tumorali. E ha non pochi effetti collaterali. Prima di fidarsi, soprattutto in caso di malattie gravi come un tumore, bisognerebbe fermarsi a riflettere, e chiedere consigli ai medici, e non agli attori.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 18 maggio 2026
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