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L’asfalto delle strade emette sostanze tossiche per l’uomo, specie quando fa caldo

L’asfalto che ricopre milioni di chilometri di strade nel mondo è tossico. Oltre a comportare elevate emissioni durante l’estrazione e la lavorazione, emette sostanze volatili organiche o VOCs che possono danneggiare seriamente i polmoni, il sangue, le arterie, il cervello e altri organi, se inalate regolarmente. E il rilascio è peggiore nelle giornate più calde e più umide e con gli asfalti più vecchi. Il rinnovo del manto stradale potrebbe quindi essere l’occasione giusta per posare materiali meno pericolosi.

Il fatto che l’asfalto, ottenuto con bitumi (prodotti secondari della lavorazione dei combustibili fossili), rilasci molecole di vario tipo è noto da tempo, ma ora due studi dello stesso gruppo di ricercatori, esperti dell’Università dell’Arizona, aiutano a inquadrare meglio il fenomeno, e prospettano un’alternativa sostenibile: quella degli asfalti che contengono derivati di alghe.

Nel primo, pubblicato su Science of the Total Environment, è stato dimostrato, analizzando oltre 5.000 tratti di strada, che a 50°C (temperatura che si raggiunge facilmente sul suolo stradale nelle giornate calde) le giornate umide, definite tali quando l’umidità è superiore al 50%, possano far aumentare anche del 46% il rilascio di VOCs rispetto a quelle definite secche (con umidità inferiore allo 0.1%). E oltre ai VOCs, in quelle condizioni l’asfalto rilascia anche altre sostanze tossiche, tutte facilmente inalabili. Ciò avviene perché l’acqua dell’umidità reagisce con le specie chimiche dell’asfalto generando composti volatili, e le reazioni sono facilitate e amplificate dai raggi solari.

Il secondo, pubblicato su Clean Technologies and Environmental Policy, propone un’alternativa: un asfalto che contenga un biochar (cioè una biomassa) a base di alghe e residui legnosi, che nei test effettuati si è mostrato in grado di abbattere di cento volte il rilascio di VOCs. Il biochar infatti intrappola i composti a base di carbonio, impendendo così la loro volatilizzazione.

Asfalti di questo tipo presentano numerosi vantaggi: permettono di usare materiali di scarto come le biomasse di alghe e legno che altrimenti andrebbero buttati, riducono la necessità di sostanze derivate dai fossili e sono molto meno dannosi per l’uomo e per la qualità dell’atmosfera, specie nelle giornate più calde.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 22 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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