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L’anticorpo tezepelumab conferma la propria efficacia contro le crisi di asma

L’anticorpo monoclonale tezepelumab, approvato nel 2021 per i casi di asma grave, ha confermato la sua efficacia in uno studio clinico di fase 4, cioè in una sperimentazione che si svolge quando la molecola di interesse è già in uso di una popolazione di pazienti reali, più eterogenea e complessa rispetto a quelle selezionate per gli studi pre-approvazione. Il trial, chiamato PASSAGE 4, i cui risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, ha coinvolto poco meno di 300 adulti e adolescenti asmatici sottoposti al trattamento con l’anticorpo per 12 mesi. Durante la terapia, i pazienti hanno avuto un numero di crisi inferiore del 70% rispetto a chi non era stato trattato, e un miglioramento anche degli altri parametri specifici misurati quali la funzionalità polmonare, il controllo dell’asma, la qualità di vita e la necessità di ricorrere ai cortisonici per mitigare i sintomi asmatici. I benefici si sono visti in tutti i sottogruppi, ma sono sembrati particolarmente evidenti nei fumatori e chi soffriva di una patologia polmonare come la broncopneumopatia cronico ostruttiva (COPD), e in chi aveva un’asma di tipo 2, supportata da un’infiammazione sistemica. Il monoclonale esce dunque promosso a pieni voti, anche quando utilizzato da pazienti reali.


Data ultimo aggiornamento 25 maggio 2026
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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