SVILUPPO COGNITIVO
Il senso del ritmo probabilmente è innato nei bambini, quello della melodia non lo è
Il senso del ritmo, ma non quello della melodia, è innato e si vede già nei bambini di pochi giorni di vita. Lo dimostra una ricerca che chiarisce che le reazioni alla musica, che si possono registrare già alla trentacinquesima settimana di vita, in utero, come accelerazioni del battito cardiaco e movimenti spontanei, non sono solo risposte del cervello a uno stimolo acustico, ma rappresentano la capacità di percepire e anticipare il ritmo. Per studiare il senso del ritmo, i ricercatori dell’Università di Pisa hanno fatto ascoltare musica di Johan Sebastian Bach a una cinquantina di neonati addormentati, alcuni dei quali di appena due giorni, nei quali si stava registrando un elettroencefalogramma (EEG). Le composizioni, tutte per pianoforte, includevano dieci melodie originali e quattro mescolate, con melodie e tonalità confuse rispetto allo spartito originario. Il risultato dell’elaborazione degli EEG, riportato su PLoS Biology ha mostrato che quando i neonati ascoltavano la musica non originale e quindi non tutta al ritmo giusto, il loro cervello esprimeva l’andamento tipico della sorpresa, a dimostrazione del fatto che ciò che udivano non era ciò che si aspettavano, e che quindi erano stati in grado di prevedere l’andamento del ritmo di un brano musicale in base al suo inizio. Lo stesso non si è visto per i cambiamenti di melodia: evidentemente, la capacità di prevedere una certa melodia si sviluppa più tardi e segue altri percorsi neurologici.
Capire esattamente come e quando si sviluppano le capacità di elaborare la musica e il ritmo, che sembrano in parte innate, e che infatti non a caso sono presenti in tutte le popolazioni mondiali, potrebbe aiutare a a chiarire meglio in che modo l’ascolto della musica durante la gestazione influenzi lo sviluppo del bambino e anche contrastare i danni che possono insorgere durante la vita per i più diversi motivi.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 7 febbraio 2026
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