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La guerra in Ucraina sta devastando una generazione. E anche gli amputati soffrono

La guerra in Ucraina sta devastando le generazioni più giovani, mentre i soldati amputati, se riescono a ricevere e utilizzare una protesi e cure e riabilitazioni adeguate, possono contrastare meglio gli effetti psicologici di ciò che hanno vissuto.

E’ una realtà a tinte abbastanza fosche quella dipinta da una metanalisi e da uno studio usciti a poca distanza l’una dall’altro. Da entrambi emerge infatti tutta la drammaticità del conflitto iniziato nel 2014 con l’occupazione da parte della Russia della Crimea e ripreso poi nel 2022 con quella della parte orientale del paese, tuttora in corso.

Nella prima analisi, pubblicata sulla rivista del gruppo British Medical Journal dedicata alla Global Health, i ricercatori dell’Università di Turku, in Finlandia, hanno verificato l’esito di 37 studi sia internazionali che pubblicati in ucraino tra il 2020 e il 2024, tutti dedicati a bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 19 anni, che avevano lo scopo di valutare gli impatti psicologici dell’esposizione prolungata al conflitto. Anche se si è trattato di ricerche a volte molto diverse, il risultato è stato coerente, e cioè: i bambini e gli adolescenti che vivono la guerra sviluppano spesso sintomi di disturbo da stress post traumatico, che li porta a comportamenti autolesionistici, suicidi, aggressività, depressione, ansia e a molto altro. Le ragazze tendono a rivolgere la violenza più verso se stesse, i ragazzi verso gli altri. Tra i fattori peggiori vi sono lo sfollamento soprattutto in paesi stranieri (quello interno è meno traumatico), la separazione forzata dai genitori e avere avuto familiari direttamente coinvolti, feriti o deceduti. Un dato, su tutti, dà la dimensione del dramma: tra i ragazzi esposti, uno su dieci ha tentato il suicidio. Tra i coetanei ucraini non esposti lo ha fatto il 4%.

La generazione cresciuta sotto le bombe russe dovrà essere aiutata a lungo, da professionisti.

Nel secondo studio, pubblicato sulla rivista del gruppo Lancet eClinical Medicine, i ricercatori della Nortwestern University statunitense sono andati in Ucraina per intervistare oltre 150 amputati da un periodo medio di 3,7 mesi e li hanno seguiti per un anno con valutazioni ogni tre mesi. Il risultato ha messo in luce l’importanza di un’adeguata assistenza. Tra coloro che avevano ricevuto una protesi sono infatti diminuiti il dolore, i disturbi dell’umore come ansia e depressione e la sindrome dell’arto fantasma, mentre tra chi, per vari motivi, non aveva ricevuto una protesi, la situazione era peggiore, e i miglioramenti, quando c’erano, erano molto più lenti. E questo si vedeva anche se tutti erano stati assistiti in centri specializzati e supportati con terapie psicologiche e riabilitazioni. Anche di loro ci si deve e ci si dovrà occupare per molti anni, da duiversi punti di vista.

Al momento si stima che gli amputati a causa degli attacchi russi siano non meno di 100.000 tra militari e civili.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 6 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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