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Così il “fuoco interiore”
avvia i tumori e altre malattie

di Elisa Buson

Nuove mappe geografiche da disegnare, continenti inesplorati, tempeste imprevedibili. Sembra di parlare con un esploratore del ’500 pronto a salpare col suo veliero, e invece dall’altra parte della cornetta c’è un immunologo di fama internazionale che ci racconta i più recenti progressi della ricerca scientifica: si tratta di Alberto Mantovani, professore emerito della Humanitas University e direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas, alle porte di Milano. «Stiamo ridisegnando la mappa geografica del sistema immunitario e in questo scenario - spiega l’esperto - stiamo scoprendo nuovi continenti, come il rapporto del sistema immunitario con il cancro o con il sistema nervoso centrale». Avventure fino a poco tempo fa inimmaginabili, che Mantovani racconta con un linguaggio semplice e chiaro nel suo ultimo libro, Il fuoco interiore. Il sistema immunitario e l’origine delle malattie, edito da Mondadori.
«Il libro nasce dalla volontà di condividere quello che ho imparato in tanti anni di ricerca - afferma Mantovani. - I meccanismi immunologici, e quelli infiammatori in particolare, sono diventati la metanarrazione (la “spiegazione”, ndr) della medicina contemporanea. Un tempo venivano studiati in relazione alle malattie infettive, ma negli ultimi decenni si è capito che l’infiammazione è sottesa a malattie molto diverse, da quelle autoimmuni fino ai tumori, dalle malattie cadiovascolari a quelle neurodegenerative. Attraverso il libro volevo condividere questa visione, ricordando che tutti noi possiamo fare qualcosa adottando uno stile di vita corretto e vivendo in un ambiente quanto più possibile salubre».

Il volume non poteva che aprirsi con una dedica “ai medici e al personale sanitario che, con dedizione e competenza, sono impegnati a spegnere l’incendio Covid-19”, ma l’idea di scriverlo «è nata molto prima che esplodesse la pandemia», ricorda Mantovani. «Paradossalmente - spiega - è stato proprio il coronavirus a ricordarci l’importanza della risposta infiammatoria e i pericoli che ne derivano quando finisce fuori controllo». Tutti abbiamo sentito parlare della temibile “tempesta di citochine”, uno tsunami di molecole infiammatorie che può portare a conseguenze gravissime (spesso fatali) in alcuni pazienti Covid. Affrontarlo non è cosa semplice, neppure per gli esperti più navigati. «So di non sapere, e l’emergenza Covid me lo ha ricordato in modo drammatico: il coronavirus è un nemico che sta giocando una partita che non capiamo»  - ammette Mantovani. Il suo team sta provando proprio in queste settimane a sbrogliare la matassa, esaminando le singole cellule immunitarie che accorrono nei polmoni dei pazienti contagiati. «Le cellule sono state sottoposte ad approfondite analisi molecolari negli Stati Uniti e in Israele: noi lavoriamo sui loro dati, condivisi e resi accessibili a tutti, per capire cosa fanno le singole cellule e come vengono regolate. Scaviamo in una miniera di informazioni che ci sta rivelando un livello di sofisticazione e diversità che proprio non ci aspettavamo - sottolinea Mantovani. - Il sistema immunitario è estremamente complicato, forse il più complesso dell’organismo insieme al sistema nervoso». Tante le nuove frontiere che restano ancora da esplorare: «Pensiamo al rapporto tra immunità e cancro, che sta producendo dati inattesi e sorprendenti nonostante siamo ancora agli inizi, oppure al rapporto col sistema nervoso centrale, che non riguarda solo i processi di neurodegenerazione, come quelli legati all’Alzheimer, ma anche disturbi comportamentali come ansia e depressione» - rileva Mantovani. 

Cosa ci aspetta dietro l’angolo? “Prevedere il futuro è molto difficile, se non impossibile, in ogni settore, e la ricerca e la medicina non fanno certo eccezione. Gli esempi di errate previsioni sono tanti e spesso clamorosi“, scrive Mantovani nel suo libro. Provando comunque a scrutare nella sfera di cristallo della scienza, Mantovani intravede l’arrivo di nuovi farmaci biologici per frenare l’immunità, terapie cellulari per rieducare il sistema immunitario, protocolli rigenerativi per riparare i tessuti con cellule staminali e biostampa in 3D, ma soprattutto una medicina sempre più personalizzata e di precisione, cucita su misura in base al profilo genetico del paziente. 

«La tecnologia ci aiuterà a scomporre e classificare le malattie in diversi sottotipi: quella che oggi chiamiamo artrite reumatoide, per esempio, potrebbe rivelarsi una famiglia variegata di malattie differenti - spiega Mantovani. - Sezionando il sistema immunitario a livello di singole cellule, ci troveremo a lavorare su enormi moli di dati: la sfida è leggerli nel loro insieme per inquadrarli nella giusta cornice di lettura. È un po’ come trovarsi di fronte alla celebre opera “La Tour Eiffel” del pittore puntinista Seurat: quelli che adesso ci sembrano soltanto dei puntini colorati, grazie all’intelligenza artificiale, ci sveleranno la sagoma della torre».

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Nella foto in alto (agenzia iStock), un gruppo di globuli bianchi, attivati in seguito a un’infezione batterica, producono citochine (in rosso).

Data ultimo aggiornamento 7 sep 2020
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


Vedi anche: • Meno segreti e nuove terapieper l’artrite reumatoide


Tags: Alberto Mantovani, artrite reumatoide, autoimmunità, recensioni, tumori




Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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