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La tecnologia 5G dei cellulari non ha alcun effetto negativo misurabile sull’organismo

La tecnologia per i telefoni cellulari denominata 5G non ha effetti sulla trasmissione nervosa del cervello né sul livello di stress dell’organismo, e si può dunque considerare innocua, come suggerito in alcuni studi degli ultimi anni. Lo confermano ora due altre ricerche, condotte nell’ambito di un progetto quinquennale finanziato dall’unione Europea chiamato GOLIAT, grazie al quale i ricercatori del Barcelona Institute for Global Health hanno reclutato una trentina di volontari sani e li hanno sottoposti a test specifici, senza che né gli sperimentatori, né i partecipanti né chi ha analizzato i dati sapesse si trattasse quale trattamento, cioè in triplo cieco.

Per studiare eventuali effetti, tutti sono stati invitati a entrare in una stanza con isolamento elettromagnetico, per eliminare tutte le possibili interferenze. Quindi ognuno di loro è stato fatto sedere a 120 centimetri di distanza da un’antenna 5G che emetteva a 26 gigaHertz New Radio con un’intensità di 2 volte al metro (V/m) alla testa e 1 V/m al busto, cioè ai livelli più alti misurati dalla preposta autorità francese in situazioni reali. Per tutti è stato applicato lo stesso protocollo: per 26,5 minuti il soggetto era sottoposto alle onde radio prima, e a nessuna emissione poi, e durante le sessioni veniva registrato un elettroencefalogramma (EEG) e venivano raccolti campioni di urine per verificare gli ormoni dello stress (in particolare il cortisolo e l’alfa-amilasi). I risultati sono stati pubblicati in due studi consecutivi su Environmental Research: uno per l’EEG, uno per le urine, e non hanno fatto emergere alcun effetto delle onde 5G, in nessuno dei due tipi di parametri.

Come già suggerito da studi epidemiologici e di altro tipo, non sembrano dunque essere fondati i timori che accompagnano questa tecnologia.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 5 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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