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L’antibiotico doxicillina potrebbe prevenire fino a un terzo delle diagnosi di schizofrenia

L’esordio giovanile della schizofrenia potrebbe essere forse prevenuto, almeno in parte, con un antibiotico, la doxicillina. Se così fosse, sarebbe un’ulteriore conferma dell’origine infiammatoria di alcuni tipi di psicosi, come suggerito negli ultimi anni da diversi studi.

In questo caso a indicare la possibile associazione è una ricerca pubblicata sull’American Journal of Psychiatry dagli psichiatri dell’Università di Dublino, in Irlanda, che hanno verificato la storia clinica di oltre 56.000 giovani che avevano avuto accesso ai servizi di salute mentale tra il 1987 e il 1997, quando avevano tra i 13 e i 18 anni, e ai quali erano stati prescritti, per vari motivi (principalmente l’acne, ma non solo), antibiotici. Analizzando il tipo di antibiotico e le diagnosi dei dieci anni successivi, gli autori hanno visto che chi aveva assunto la doxiciclina aveva avuto un rischio inferiore del 30-35% di avere una diagnosi di schizofrenia (1,4 versus 2,1% con altri antibiotici) rispetto a chi aveva assunto altri antibiotici. Il fatto si spiega con l’effetto antinfiammatorio a livello centrale dell’antibiotico e con l’inibizione della formazione di nuove connessioni nervose, che quando diventa eccessiva può scatenare i sintomi della schizofrenia.

Lo studio dimostra solo un’associazione e non l’esistenza di una relazione di causa ed effetto, ma la diminuzione del rischio sembra tale da meritare approfondimenti ulteriori. Se l’effetto protettivo fosse confermato, si potrebbe pensare di adottare un ciclo di doxiciclina preventiva come terapia standard, almeno in alcuni casi. 

A.B.
Data ultimo aggiornamento 6 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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