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I benefici dal contatto con la natura sono
più ampi per i bambini più svantaggiati

Il contatto con la natura fa bene a tutti i bambini, anche se si tratta solo di un giardino cittadino. Tuttavia, quando un bambino nasce un ambiente disagiato, con difficoltà economiche o sociali, i benefici sono nettamente superiori. E sono di tipo fisico e mentale.

Che il verde sia benefico lo dimostra un grande numero di studi. Non molti, però, hanno focalizzato l’attenzione sui bambini. Per questo i ricercatori dell’università dell’Illinois di Urbana-Campaign hanno analizzato le ricerche pubblicate e ne hanno selezionate 123, trovando conferme per quanto riguarda il benessere psicofisico assicurato dal contatto con gli spazi naturali. Poi, come hanno riferito su Frontiers in Psychology, hanno controllato i 24 studi che erano stati esplicitamente condotti sui bambini e nei quali era presente un confronto a seconda della situazione sociale ed economica, e hanno così scoperto che 19 di essi confermavano i maggiori vantaggi, ossia l’esistenza di un effetto chiamato equigenico, concetto coniato nel 2013 che segnala ciò che riesce a diminuire le disuguaglianze sociali. Gli altri studi giungevano a risultati non chiari. Nessuno, però, concludeva che la natura possa avere conseguenze negative.

Quanto ai benefici, sono state dimostrate diminuzioni di ansia, stress, sindrome da deficit di attenzione, difficoltà comportamentali e scolastiche, sociali e psicologiche, nonché effetti sul peso, sul cortisolo, sul sistema immunitario, sulla pressione e così via. Basta un parco o un giardino, per migliorare il benessere dei bambini. E i bambini svantaggiati spesso non hanno accesso neppure a un piccolo spazio verde: a loro, ancora più che a quelli più fortunati, è importante assicurare un contatto regolare con la natura.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 31 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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