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Le statine hanno molti meno effetti collaterali di quanto si pensi, e salvano vite

Le statine, i farmaci anticolesterolo cosiddetto cattivo (le LDL) in uso da oltre trent’anni, periodo durante il quale si stima abbiano salvato milioni di vite, non sono assunte da tutti coloro che potrebbero trarne beneficio a causa del timore di possibili effetti collaterali. Nel foglietto illustrativo ne sono elencati più di sessanta, in alcuni casi 66. Ma sono davvero così pericolose?

La domanda se la sono posta gli esperti della Cholesterol Treatment Trialists’ (CTT) Collaboration, un gruppo cooperativo dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, fondato nel 1994 con lo scopo di approfondire i risultati degli studi clinici sulle statine, dal momento che troppo spesso venivano pubblicate ricerche effettuate su piccoli campioni, o con obbiettivi non inseriti in un contesto cardiovascolare più ampio.

Il gruppo in questo caso ha condotto una metanalisi di 23 studi clinici di grandi dimensioni (non meno d mille partecipanti l’uno), che hanno coinvolto oltre 123.000 persone, tutti in doppio cieco, cioè senza che né gli sperimentatori né i pazienti sapessero che cosa stavano assumendo, in 19 casi relativi a un confronto tra statine e placebo e negli altri 4 con un trattamento normale o intensivo con i farmaci.

Il risultato, riportato su Lancet, è stato eclatante: delle 66 seganalazioni – tra le quali demenza e perdita di memoria, depressione, disturbi del sonno, disfunzione erettile, acquisto di peso, nausea, cefalea, fatigue e molti altri, solo quattro si sono rivelate attendibili, e in nessun caso, comunque, gravi. E’ infatti possibile, nell’1% dei pazienti, che vi sia un innalzamento dei valori degli enzimi epatici (senza che si arrivi mai a epatiti o malattie gravi), oppure (nella stessa percentuale) a qualche disturbo muscolare non invalidante o, ancora in meno dello 0,1%, a qualche cambiamento nelle urine e a un lieve accumulo di liquidi o edema: nient’altro.

Scontata la conclusione degli autori: chi ne ha necessità non deve temere gli effetti collaterali delle statine e deve assumerle, perché i benefici superano, e di gran lunga, i possibili rischi. Va sempre tenuto presente, comunque, che da soli questi farmaci non sono sufficienti, e che la vera prevenzione cardiovascolare si attua solo con un approccio che preveda sempre uno stile di vita adeguato.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 16 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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