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Le api selvatiche sono preziosi indicatori dello stato di salute generale di una città

Per monitorare lo stato di salute di un centro abitato si possono studiare gli intestini delle api selvatiche che lo frequentano. Da pochi millimetri cubici di materiale, infatti, si ottengono informazioni preziose sull’ambiente, sulle piante presenti, sui patogeni delle api stesse e degli uomini e sulla diffusione di geni pericolosi quali quelli per la resistenza agli antibiotici.

Lo suggeriscono i risultati di uno studio pubblicato su Insect Science dai ricercatori della Xi’an Jiaotong-Liverpool University di Suzhou, in Cina, nel quale sono stati attentamente analizzati campioni di api selvatiche provenienti da dieci centri abitati di zone agricole. In particolare, è stata studiata un’ape molto diffusa, la Osmia excavata: sull’intestino di numerosi esemplari sono state effettuate indagini genetiche relative al polline, ai batteri, ai virus e alla resistenza agli antibiotici. Sono così emersi tratti comuni e specificità, ma in ogni caso si è visto che l’intestino è un rilevatore molto sensibile degli effetti dell’azione antropica sull’ambiente. Così, per esempio, è risultato che queste api si nutrono prevalentemente di polline di platani e di piante della famiglia delle brassicacee, anche se in natura il platano non sarebbe tra le loro preferenze: evidentemente si adattano, con gradi variazioni da una città all’altra.

Poi si è visto che nel loro intestino prevalgono i batteri chiamati Gammaproteobacteria, soprattutto del genere Sodalis, che le aiutano a digerire il polline, ma anche che in due dei dieci siti questi batteri erano quasi spariti, rimpiazzati da altri come gli Pseudomonas, segno evidente di un perturbamento ambientale negativo per le api.

Inoltre gli intestini delle api analizzati contenevano 173 diversi geni della resistenza agli antibiotici, che probabilmente si stati trasmessi da un esemplare all’altro attraverso le piante, e che dimostrano quanto il problema della resistenza agli antibiotici sia ormai pervasivo.

Infine, l’indagine sui virus ha svelato la presenza del temibile virus Apis mellifera filamentous virus (AmFV), uno dei nemici peggiori delle api, ma anche quella di numerosi fagi (organismi che contrastano i virus) che cercano di preservare gli equilibri e neutralizzare i virus.

In definitiva, quindi, le api selvatiche possono svolgere un ruolo importante nel monitoraggio delle condizioni di salute di una città, fornendo informazioni che servono non solo a tutelare loro stesse ma anche a prevenire situazioni di rischio per gli esseri umani, impostando adeguate politiche di contrasto.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 15 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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