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La diagnosi di endometriosi potrebbe arrivare prima, con un tracciante per la TC

La diagnosi di endometriosi potrebbe arrivare prima, rispetto a quanto non accada oggi. Un nuovo mezzo di contrasto da utilizzare con una forma specifica di TC chiamata SPECT-TC ha infatti dato un’ottima prova di sé nella fase II di una sperimentazione clinica chiamata DETECT, coordinata dai ginecologi e radiologi dell’Università di Oxford, i cui risultati sono appena stati pubblicati su Lancet Obstetrics & Gynaecology.

Il tracciante, per il momento solo sperimentale, si chiama 99mTc-maraciclatide e unisce la radioattività emessa dal 99mTecnezio, di tipo gamma, al fatto che il peptide maraciclatide si lega specificamente a una proteina chiamata αvβ3 integrina, che aumenta quando è in atto la formazione di nuovi vasi sanguigni tipica dell’endometriosi. Il tracciante, dato per via endovenosa, va quindi a posizionarsi solo sul tessuto neoformato e lì emette la radioattività, che viene svelata con la TC.

Alla fase II dello studio hanno partecipato una ventina di donne con sospetto di endometriosi, alcune delle quali già sottoposte agli esami di routine quali le risonanze e le ecografie transvaginali. Lo scopo era verificare se i casi scoperti dal tracciante coincidessero o meno con quelli individuati con la chirurgia laparoscopica e verificare la sicurezza del mezzo di contrasto.

Il risultato è stato molto soddisfacente, perché il 99mTc-maraciclatide ha permesso di visualizzare anche diversi casi impossibili da vedere con gli altri strumenti di diagnosi, di tutti i diversi tipi di malattia, compresa quella più superficiale, che si forma nel peritoneo, che è la più comune (rappresenta l’80% dei casi) ma anche la più sfuggente alla diagnosi. La concordanza con il verdetto della chirurgia c’è stata in 17 casi su 19 e l’endometriosi è stata rilevata in 14 dei 17 casi effettivi, compresi due con una localizzazione toracica. Non ci sono stati falsi positivi, notizia ulteriormente positiva. Il mezzo si è poi rivelato sicuro e ben tollerato: non ha provocato reazioni allergiche o inattese.

Ci sono quindi tutti i presupposti per procedere con la fase III che, si spera, dovrebbe consentire di arrivare all’approvazione del 99mTc-maraciclatide entro pochi anni: un traguardo che potrebbe porre fine alle attese interminabili e agli errori che oggi caratterizzano la diagnosi di questa diffusa e dolorosa malattia.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 11 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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