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Gli spazzolini da denti in silicone sono un’ottima alternativa a quelli in nylon

Le abitudini sono difficili da modificare, ma nel caso degli spazzolini da denti sarebbe opportuno cercare di farlo. Nel mondo si utilizzano quasi solo quelli in plastica (nylon), e le alternative non sono mai state prese davvero considerazione né dal punto di vista della ricerca né da quello della diffusione. Eppure almeno una di esse, e cioè quella degli spazzolini in silicone, è decisamente migliore rispetto a tutte le versioni in plastica, e andrebbe sostenuta. Lo dimostra una metanalisi pubblicata su PloS Global Public Health, nella quale sono stati presi in esame dieci studi che hanno coinvolto adulti, bambini e cani (anche per gli animali da compagnia quali cani e gatti i problemi sono analoghi). Il risultato dell’insieme dei dati disponibili – pochi, in realtà, a conferma del fatto che, finora, sono state investite risorse limitate, per capire meglio potenzialità e rischi delle alternative – mostrano che gli spazzolini in silicone vincono su tutta la linea. Rimuovono sporco e placca in modo altrettanto efficace rispetto a quelli in nylon ma graffiano di meno lo smalto dei denti, e irritano di meno le gengive. Inoltre sono migliori per persone che hanno una mobilità limitata come gli anziani e i bambini. Infine, non certo meno importante, hanno un impatto ambientale decisamente inferiore e non rilasciano micro e nanoplastiche. Tutto depone quindi in loro favore.

La speranza degli autori, ricercatori dell’Università dell’Ohio di Cincinnati, è che le aziende decidano di puntare su di essi, e che le autorità sanitarie li promuovano, in modo che diventino familiari e siano studiati più a fondo e utilizzati da più persone.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 7 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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