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Dai super-anticorpi materni il segreto
per ottenere farmaci più potenti

di Agnese Codignola

Il sistema immunitario delle donne in gravidanza si comporta in modo del tutto particolare: la madre infatti trasmette i propri anticorpi al figlio, per proteggerlo dalle infezioni fino a quando non è in grado di produrne di propri. Questi anticorpi materni sono particolarmente efficaci nel tenere il piccolo al sicuro dal gran numero di agenti patogeni con cui entra in contatto dopo la nascita, ma finora nessuno sapeva quale fosse il segreto della loro potenza. Lo hanno scoperto i pediatri e immunologi dell’Ospedale pediatrico di Cincinnati, in Ohio (Stati Uniti), grazie a uno studio realizzato, per ora, solo in laboratorio e pubblicato sulla rivista scientifica Nature, che potrebbe aprire la strada allo sviluppo di farmaci e vaccini ancora più efficaci.

I ricercatori, coordinati dal pediatra e infettivologo Sing Sing Way, hanno concentrato la loro attenzione - come avviene spesso in questo tipo di studi - su animali da laboratorio (mammiferi) con un sistema riproduttivo simile, per molti aspetti, a quello umano. In particolare, hanno  messo a confronto gli anticorpi prodotti da femmine di topo gravide e non, intenzionalmente infettate con un batterio molto pericoloso durante la gestazione, la Listeria monocytogenes, che si replica all’interno delle cellule dell’ospite. Gli anticorpi prodotti come risposta all’infezione sono stati prelevati e somministrati ad alcuni piccoli di topo appena nati: in questo modo si è scoperto che solo quelli generati dalle femmine di topo gravide erano in grado di garantire protezione ai piccoli. 

Per comprendere a cosa si debba la potenza dei super-anticorpi materni, è stata analizzata la loro composizione con la spettrometria di massa (una tecnica avanzata che permette di identificare anche sostanze sconosciute). Si è così scoperto che hanno un gruppo chimico in meno rispetto a quelli classici: manca infatti un acetato, che viene tagliato via dallo zucchero cui è attaccato (chiamato acido sialico) grazie a un enzima specifico, l’acetil esterasi dell’acido sialico. Senza addentrarci troppo nei dettagli (l’argomento è estremamente complesso), possiamo dire, semplificando molto, che questi super-anticorpi riescono a entrare nelle cellule infettate, proprio per la loro forma particolare, e non solo ad "agganciarsi" all’esterno (come avviene di norma), diventando così più efficaci, perché possono annientare gli elementi patogeni direttamente dall’interno delle cellule stesse (operazione che normalmente viene svolta, invece, dai linfociti T).

La scoperta delle peculiarità di questi anticorpi, dicono i ricercatori, apre la strada allo studio di nuovi anticorpi monoclonaliGli anticorpi monoclonali sono anticorpi del tutto simili a quelli che il sistema immunitario produce contro i “nemici” (batteri, virus e altro ancora), ma non sono presenti in modo naturale nel nostro organismo. Vengono creati in laboratorio, grazie a tecniche di ingegneria genetica, e sono mirati contro un preciso bersaglio della malattia, identificato dai ricercatori: per esempio, nel caso del Covid, contro la proteina Spike, utilizzata dal coronavirus per entrare nelle cellule e infettarle. Una volta prodotti, vengono fatti moltiplicare in laboratorio, identici, in un numero grandissimo di copie, o di cloni (per questo vengono chiamati monoclonali), e poi immessi nell’organismo del paziente, in genere tramite infusione (endovena). che, grazie a modifiche simili a quelle che si verificano in gravidanza, potrebbero rivelarsi molto potenti contro le più svariate malattie nelle quali l’agente responsabile entra all’interno delle cellule: basti pensare al virus HIV dell’AIDS o al virus respiratorio sinciziale, la cui incidenza è molto aumentata dopo la pandemia di Covid-19. Lo stesso risultato si potrebbe probabilmente ottenere somministrando l’enzima che taglia via l’acetato: un’ipotesi da confermare, ma potenzialmente ricca di conseguenze cliniche.

Lo studio contribuisce, dunque, ad avere un’idea più precisa del funzionamento del sistema immunitario, e rinforza la raccomandazione ad allattare al seno i figli: solo così, infatti, i bambini possono assumere i super-anticorpi della mamma e trarne giovamento. Inoltre, le donne in gravidanza che sono state vaccinate trasferiscono ai figli anche gli anticorpi contro le malattie contro le quali sono loro stesse immunizzate: questo dovrebbe costituire un ottimo motivo per sottoporsi a tutte le vaccinazioni quando si desidera avere un figlio.

Data ultimo aggiornamento 19 giugno 2022
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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