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Una sola dose di psilocibina potrebbe sconfiggere la dipendenza da cocaina

La psilocibina, principio attivo dei funghi psilocybe, aiuta a combattere le dipendenze e nello specifico quella da cocaina. Basta una sola dose, accompagnata da un’adeguata psicoterapia, per ottenere risultati difficili da raggiungere con la sola terapia cognitivo comportamentale. Lo dimostrano i dati di uno studio per ora di piccole dimensioni, i cui risultati sono appena stati pubblicati su JAMA, nel quale una quarantina di persone con una dipendenza da cocaina sono state trattate con uno tra due protocolli, basati entrambi su  una psicoterapia da attuare un mese prima e uno dopo il giorno del trattamento farmacologico più in un caso la psilocibina appunto (25 milligrammi per 70 chilogrammi di peso) oppure un placebo attivo, la difenildramina (100 mg). Dopo 180 giorni dal trattamento, chi aveva assunto psilocibina aveva avuto una percentuale di giorni liberi dall’assunzione di cocaina superiore del 28,9% rispetto al gruppo di controllo (confermata con l’esame delle urine) e una diminuzione del rischio di recidive del 72%. Inoltre, il dato più eclatante è stata la probabilità di un’astinenza totale, con una probabilità relativa di successo di 18,37. Non si sono verificati eventi avversi gravi.

Gli psichedelici, dei quali la psilocibina è il più studiato e il più maneggevole e sicuro, sono noti da decenni per essere efficaci nelle dipendenze come quelle da alcol. Non stupiscono quindi questi risultati, anche se saranno necessarie ulteriori conferme.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 15 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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