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I filtri solari del futuro potrebbero arrivare dai cianobatteri di una fonte termale thai

I filtri solari del futuro potrebbero arrivare da un batterio scoperto in una sorgente di acqua bollente thailandese, che vive e prolifera in condizioni estreme ed è quindi un estremofilo. Il microrganismo produce infatti una sostanza che ha eccezionali capacità schermanti, e che viene rilasciata  solo in presenza di raggi ultravioletti o quando la salinità è molto elevata. In più il filtro è del tutto biocompatibile, a differenza della maggior parte degli schermi UV di altro tipo, che destano preoccupazioni per la salute umana (da alcuni punti vista) e provocano danni all’ambiente.

Il batterio in esame, un cianobatterio (cioè un batterio che rilascia ossigeno e che spesso vive in condizioni estreme), produce una sostanza chiamata idrossi micosporina-sarcosina legata al β-glucosio o GlcHMS326 mai descritta prima che, a differenza di altre micosporine già note, segue processi metabolici tutti suoi.

Di solito i cianobatteri agiscono come antiossidanti perché devono difendersi da ciò che li circonda. In questo caso, come riferito su Science of the Total Environment, i ricercatori di alcune università thailandesi hanno isolato otto tipi di cianobatteri dalle sorgenti termali chiamate Bo Khlueng, nella provincia di Ratchaburi, e li hanno portati in laboratorio. Mentre li stavano studiando, uno dei ceppi, chiamato Gloeocapsa (specie BRSZ), ha iniziato a produrre la molecola misteriosa GlcHMS326, quando era esposto alle radiazioni ultraviolette A o B. In seguito i ricercatori hanno approfondito le diverse reazioni e scoperto che il cianobatterio ne aveva di proprie, e che conteneva i geni specifici le regolavano. Le reazioni descritte, per la loro unicità e semplicità, potrebbero essere sfruttate per produrre la sostanza in grandi quantità e in modo del tutto sostenibile sfruttando proprio i cianobatteri come bioreattori biologici. Si potrebbe così aprire la via a un’intera nuova classe di filtri solari estremamente potenti, ma innocui in assenza di UV. I nuovi filtri potrebbero essere impiegati sia in prodotti cosmetici e non per la protezione della pelle che in farmaci.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 28 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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