STUDI STATISTICI
Pubertà sempre più preoce nelle ragazze
Le cause? Obesità e sostanze chimiche
di Agnese Codignola
Da diversi anni endocrinologi, pediatri e specialisti della medicina dell’adolescenza segnalano un fenomeno abbastanza evidente, sulle cui cause ci sono per il momento solo ipotesi, e sulle cui conseguenze la discussione è aperta: l’anticipazione dello sviluppo sessuale nelle femmine e, in misura assai meno marcata, anche nei maschi.
Il primo ciclo mestruale o menarca arriva sempre prima, talvolta in bambine che hanno meno di dieci anni, e che possono risentire dell’anticipazione a livello psicologico.
Per capire a che punto sia la comprensione di ciò che sta avvenendo, la rivista Nature ha interrogato alcuni esperti del settore, concordi nell’ammettere che non ci sono ancora certezze, ma anche che si tratta di qualcosa che probabilmente ha più cause e che, sia pure in modi diversi, si sta manifestando ovunque, e non da qualche anno ma da quasi un secolo, anche se ultimamente è in corso un’accelerazione molto evidente.
COSA DICONO LE STATISTICHE - Il primo passo per spiegare qualcosa di mai osservato è la conoscenza il più precisa possibile della situazione. Osservando le statistiche, il cambiamento emerge con chiarezza: se negli anni Quaranta dell’Ottocento il menarca arrivava attorno ai 16-17 anni, oggi è generalmente attorno ai 12. Lo sviluppo del seno, prima manifestazione del fatto che il meccanismo ormonale si è messo in moto, negli Stati Uniti ha mostrato un anticipo, di uno-due anni: nella decade 1960-1969 compariva in media a 11 anni, mentre nel periodo 1990-1999 è apparsogià intorno ai 9-10 anni.
Inoltre, la pandemia di Covid ha portato con sé una ulteriore anticipazione e accelerazione, notata sia nelle ragazze che (in misura molto minore) nei ragazzi. La pubertà sta quindi cambiando, e la società scientifica più importante del mondo in questo settore, la Endocrine Society, ha annunciato la pubblicazione di nuove linee guida dedicate, che recepiranno i mutamenti in atto, entro il 2026. Il documento è molto atteso, perché fornirà ai medici i confini in base ai quali sarà possibile decidere quando una pubertà è troppo anticipata, ed è possibile (e talvolta indicato) intervenire per rallentarla, anche farmacologicamente, e quando invece è solo precoce, e rientra nelle età “normali”, secondo la nuova normalità.
Fino a oggi la soglia da non oltrepassare era considerata quella degli otto anni, ma poiché ormai quell’età è attorno a quella considerata normale, probabilmente le indicazioni cambieranno, e si considererà in qualche modo anormale una pubertà che intervenga prima, attorno ai sette anni.
DATI NON FACILI DA DECIFRARE - La comunità scientifica ha impiegato tempo a comprendere che cosa stesse succedendo, talvolta dibattendo in modo acceso sui dati che stavano emergendo
Una delle prime analisi sistematiche delle età del menarca, delle sue prime manifestazioni e dei parametri da considerare, risale al 1969. In quell’anno il pediatra James Tanner e il biologo William Marshall, britannici, pubblicarono sugli Archives of Disease in Children (una rivista di patologia pediatrica, e non di endocrinologia, o ginecologia), del gruppo del British Medical Journal, una delle più grandi indagini mai condotte sull’argomento, risultato di due decenni di osservazioni scientifiche effettuate nella zona di Harpenden, in Gran Bretagna. In questo studio affermarono, tra l’altro, che la comparsa del seno era il primo segno dello sviluppo e che l’età media in cui si vedeva era attorno ai 12 anni. Il lavoro suggeriva, poi, che vi fossero cinque passaggi ben definiti, che vengono ribattezzati stadi di Tanner, e subito adottati dai colleghi colleghi di tutto il mondo.
Dopo qualche anno, a metà degli anni Ottanta, la pediatra della Duke University di Durham, nella Carolina del Nord (USA) Marcia Herman-Giddens, dopo aver osservato migliaia di bambine e ragazze di tutti gli Stati Uniti afferma tuttavia che la pubertà insorge prima, e per dare concretezza alle dichiarazioni, insieme a un team di pediatri analizza ben 17.000 ragazze, tra il 1992 e il 1993. I dati sembrano netti: almeno da quelle parti, il seno inizia a spuntare attorno ai dieci anni nelle bambine caucasiche e ai nove nelle afroamericane. Il lavoro viene pubblicato nel 1997 su Pediatrics, la "bibbia" della pediatria mondiale, ma la reazione non è quella attesa: la maggior parte dei pediatri non crede a quei dati, li considera frutto di errori di valutazione e di analisi, anche perché un altro pediatra, molto stimato, il danese Anders Juul, dell’Università di Copenaghen, afferma di non vedere affatto lo stesso andamento, nonostante il peso medio – fattore considerato determinante, come vedremo tra poco - stia crescendo anche in Danimarca.
Nel 2002, però, un altro studio statunitense rafforza le conclusioni di Herman-Giddens, e nel 2009 anche Juul si arrende: in Danimarca, come negli Stati Uniti, la prima comparsa del seno è ormai prima dei dieci anni, scrive lui stesso su Pediatrics. E questo anche se l’andamento del peso delle ragazze danesi, a differenza di quello delle giovani statunitensi, sembra essersi fermato, e non è molto diverso da quello degli anni Novanta. Le cause del fenomeno sono quindi sconosciute.
Poi, nel 2020, una grande metanalisi (un’analisi sistematica) su 30 studi condotti in tutto il mondo, pubblicata su JAMA Pediatrics, pone nuovi punti fermi, svelando che, dal 1977 a oggi, l’età dello sviluppo del seno è stata anticipata di tre mesi ogni decade.
Oggi gli Stati Uniti hanno le ragazze più precoci, e tra loro il seno compare tra gli 8,8 e i 10,3 anni; l’Africa quelle più tardive (10,1-13,2 anni) e l’Europa è in una posizione intermedia. La tendenza è ancora in atto e nessuno sa se abbia raggiunto un limite oltre il quale si fermerà.
In generale, ormai i pediatri considerano normale la manifestazione dei primi segni dello sviluppo in un’età variabile tra gli 8 e i 13 anni.
LE POSSIBILI CAUSE - Uno dei primi sospettati come fattore dell’anticipazione della pubertà è l’aumento dell’obesità, cresciuta di pari passo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1990 era obeso il 2% della popolazione infantile e adolescenziale, ma nel 2022 il tasso era già all’8% (negli Stati Uniti i valori sono sempre stati più alti, rispettivamente all’11 e al 20%). Uno dei motivi è un ormone chiamato leptina, prodotto dalle cellule adipose, che non agisce direttamente sugli ormoni sessuali ma sui meccanismi centrali che li regolano. Si pensa che un suo eccesso, tipico in chi ha troppo grasso, sia associato a una dis-regolazione dello sviluppo sessuale.
Altre ricerche, che spiegherebbero anche gli andamenti diversi in Africa, puntano invece sulle decine di composti chimici in cui gli occidentali vivono immersi e che si ritrovano anche nei tessuti umani: ftalati, PFAS, plastificanti, bisfenoli, pesticidi e altre categorie di sostanze sono catalogate da tempo come perturbanti o distruttori endrocrini. La loro struttura è infatti per certi aspetti simile a quella di alcuni ormoni, e questo può mandare in tilt l’organismo. Il fatto poi che l’esposizione inizi già a livello fetale (la madre passa al figlio queste sostanze), rafforza i sospetti, anche se i dati sono contrastanti, perché condurre studi di questo tipo è difficilissimo, quando non impossibile.
Il terzo fattore, che potrebbe spiegare i picchi visti con la pandemia, è di ordine psicologico. In molti Paesi si segnala, infatti, un aumento delle violenze domestiche, degli abusi, della povertà educativa ed economica, delle discriminazioni e di altri fattori di stress, e secondo uno studio statunitense ci sarebbe una relazione diretta con la precocità del menarca, anche perché lo stress è associato a un aumento di peso. La conferma dell’importanza di un’infanzia serena, peraltro, arriva anche da uno studio dei pediatri dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma: se prima della pandemia, nel 2019, il 26% delle bambine rispondeva ai criteri della pubertà precoce, nel 2020 la percentuale aveva fatto un balzo, arrivando al 41%.
LE POSSIBILI CONSEGUENZE - Diventare sessualmente matura troppo presto, per una ragazza o bambina, comporta anche alcuni rischi per la salute. Uno dei legami più noti è quello con il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2, anche se non è chiaro quale sia la causa e quale l’effetto: la pubertà, infatti, potrebbe anche essere una conseguenza della resistenza all’insulina, tipica del diabete 2.
Ci sono poi ipotesi, ancora tutte da verificare, su un possibile incremento del rischio di tumori della mammella o dell’utero, per motivi abbastanza comprensibili: più tempo una femmina è esposta agli ormoni femminili, più è elevato il suo rischio di sviluppare tumori ormono-dipendenti come, appunto, quelli mammari o quelli della cervice.
L’aspetto che però preoccupa di più è quello psicologico: una bambina di otto-nove anni non è quasi mai pronta, dal punto di vista dello sviluppo cognitivo ed emozionale, ad avere un corpo da adolescente e a gestire in modo adeguato i cambiamenti fisici e quelli di umore che l’arrivo degli ormoni sessuali comporta. E ciò spiega perché, tra chi ha un menarca troppo precoce, si veda un incremento di ansia, depressione, abuso di sostanze, disturbi del comportamento alimentare e patologie simili, che oltretutto sono amplificate da ambienti familiari e scolastici a loro volta non sempre adeguati. Una bambina che va alle scuole elementari può avere difficoltà di vario tipo a gestire il ciclo mestruale, comprese quelle logistiche, perché i bagni non sono attrezzati.
IL RUOLO DELLE FAMIGLIE E DELLE SCUOLE - Il numero delle bambine con uno sviluppo precoce sta comunque aumentando, dicevamo, e per questo i medici e gli psicologici si chiedono quale sia l’approccio migliore. Di sicuro, un ambiente familiare e scolastico sereno è determinante. Per favorirlo possono essere utili materiali informativi che spieghino ai genitori, ai fratelli e ai compagni, oltreché alla bambina, che cosa accade, senza drammatizzare. In alcuni casi, poi, può essere necessario utilizzare terapie ormonali che fermano lo sviluppo, allo scopo di lasciar passare qualche mese o anno e aspettare un momento più adatto. Si tratta delle stesse terapie utilizzate con i ragazzi che soffrono di una disforia di genere, molto discusse in quei casi, ma più facilmente accettate quando si tratta di tutelare una bambina sia dalle famiglie, che dagli stessi medici.
Le nuove linee guida dovrebbero aiutare a capire quali sono le condizioni nelle quali è opportuno valutare queste cure e quando è meglio concentrarsi sul supporto psicologico. È comunque probabile che nei prossimi anni il fenomeno ottenga tutta l’attenzione che merita e, di conseguenza, venga affrontato meglio.
Data ultimo aggiornamento 17 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco






