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Per riposare al meglio la temperatura della stanza non dovrebbe mai superare i 24°C

Soprattutto dopo una certa età, la temperatura della stanza in cui si dorme non dovrebbe superare i 24 °C. Se è superiore, l’organismo innesca dei meccanismi di compensazione che provocano uno stress cardiovascolare. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori della Griffith University di Brisbane, in Australia, i cui risultati sono stati pubblicati su BMC Medicine. In esso una cinquantina di persone con più di 65 anni sono state controllate mentre un dispositivo registrava le temperature delle stanze e un altro, un fitness tracker monitorava la frequenza cardiaca tra le 21 e le 7, durante un’estate australiana. Dai dati di oltre 14.100 ore di sonno è emerso che i 24°C rappresentano la soglia di sicurezza: se si resta al di sotto il sonno procede regolarmente senza particolari alterazioni, ma se si oltrepassa questa temperatura il cuore pompa con maggiore frequenza, perché cerca di inviare sangue in periferia, al fine di raffreddare le estremità. E ciò si traduce in uno stress cardiaco che, sebbene, pur non essendo grave, dura per per tutte le ore in cui si dorme.

Gli autori ricordano che da tempo è stata indicata la temperatura di 26°C come ideale per gli ambienti chiusi durante il giorno, in estate, ma finora non c’erano limiti altrettanto chiari per quella notturna. Ora i 24°C possono essere assunti come parametro di riferimento, per riposare al meglio nelle calde notti estive e non solo.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 14 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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