PALEOGENETICA
La sifilide è comparsa in Sud America, ben
tremila anni prima di quanto si pensasse
La sifilide probabilmente è comparsa per la prima volta in Sud America, e da lì, millenni dopo, è stata trasportata in Europa con i primi conquistatori. Potrebbe essere giunto a una svolta il dibattito che da anni contrappone chi sostiene che l’origine sia appunto un Sud America e chi ritiene che, al contrario, il Treponema pallidum, il batterio che provoca la malattia, già endemico in Europa, sia arrivato nel nuovo continente con i primi coloni. Il microrganismo è infatti delicato, e ne sono rimaste pochissime tracce nelle ossa e nei reperti, e per questo è sempre stato difficile giungere a conclusioni definitive. Ora però uno studio pubblicato su Science dai paleogenetisti dell’Università di Losanna, in Svizzera, coordianti dall’italiano Davide Bozzi, sembra aver trovato una risposta convincente o, quantomeno, aver spostato indietro di circa 3.000 anni la prima testimonianza della presenza di un ceppo che oggi non esiste più, ma che è molto vicino a quelli attuali. I ricercatori hanno analizzato i resti umani trovati in Colombia, in una zona chiamata Sabana de Bogotà, risalenti a circa 5.500 anni fa, e nonostante non vi fossero tracce di lesioni ossee hanno identificato il Treponema dall’analisi dei DNA presenti. Il ceppo si chiama TE1-3, e come detto oggi non esiste più, ma condivide molti tratti – soprattutto relativi alla virulenza – con quelli in circolazione oggi. Stando ai risultati, la sifilide era quindi presente nel continente migliaia di anni prima dell’arrivo degli europei si è diffusa tra cacciatori-raccoglitori probabilmente per pratiche sociali e non, come si pensava, con l’agricoltura, arrivata molto dopo. Nel tempo si è evoluta, alcuni ceppi come TE1-3 sono scomparsi, ma altri hanno contagiato i conquistatori, che poi l’hanno riportata con loro in Europa, dove si è diffusa molto rapidamente.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 13 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco






