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E’ impossibile ottenere la sterilità nei veicoli spaziali: un bel problema per le missioni

Ottenere la completa sterilità sui veicoli spaziali è probabilmente impossibile, e questo potrebbe essere un grande problema per le missioni future. Lo hanno suggerito diversi studi in passato, e lo conferma ora una ricerca pubblicata su Applied and Environmental Microbiology, nella quale sono stati eseguiti alcuni test con i conidi (spore con una riproduzione asessuata) di un fungo che può essere patogeno e talvolta mortale per l’uomo, l’Aspergillus calidoustus, che era stato isolato dalle camere sterili utilizzate per assemblare la sonda Perseverance inviata su Marte nel 2020.

I ricercatori del Caltech di Pasadena, in California, hanno generato 23 ceppi di miceti e li hanno sottoposti alle condizioni proibitive che si incontrerebbero nel viaggio verso Marte come temperature bassissime, pressioni elevate, radiazioni ed esposizione la regolite di Marte, il terreno composto da detriti e polveri finissime che contiene anche sostanze altamente tossiche come i perclorati. Lo scopo era verificare se, trovandosi in un veicolo, i funghi sarebbero sopravvissuti. La risposta è stata positiva: i funghi resistono quasi a tutto, e muoiono solo quando sono sottoposti contemporaneamente a -60°C (simile a quella del suolo marziano) e all’irradiazione con particelle ionizzanti.

Per quanto si può dedurre da questi dati, quei funghi potrebbero quindi già trovarsi sul suolo marziano: un fatto che pone una serie di domande e di sfide per le missioni future, perché oggi si fa di tutto per non contaminare con microrganismi terrestri altri corpi celesti. Inoltre potrebbe essere vero anche il contrario: se su Marte ci fosse qualche forma di vita simile ai funghi, potrebbe arrivare integra sulla Terra con le sonde di rientro, con conseguenze difficili da immaginare.

Per il momento, tra le moltissime difficoltà di ogni tipo, quella della decontaminazione completa potrebbe essere una delle più difficili da superare, prima di avviare davvero una missione verso il Pianeta Rosso.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 28 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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