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Sull’ISS virus e batteri si comportano diversamente a causa della microgravità

Sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) i microrganismi si comportano in modo diverso rispetto a cquando accade sulla Terra. E questa è un’informazione cruciale per la salute degli astronauti e anche per una comprensione migliore del rapporto tra virus e batteri sulla Terra. Le anomalie sono emerse in uno studio pubblicato su PLoS Biology dai ricercatori dell’Università del Wisconsin di Madison che hanno indagato, nello specifico, i rapporti tra alcuni batteri Escherichia coli e i fagi, i virus che li infettano, chiamati E7. Un set della coppia E. coli-E7 è stato trasportato sull’ISS, mentre uno, identico, è rimasto sulla terra. Nei campioni portati sull’ISS, e quindi sottoposti alla microgravità, si è visto che i fagi impiegano più tempo, ma alla fine riescono comunque a infettare gli E. coli. Il tempo è probabilmente impiegato da entrambe le specie per cambiare l’espressione die propri geni. Come è stato dimostrato, intervengono numerose mutazioni genetiche. In particolare, nei fagi si vede un aumento molto rilevante dei geni che consentono loro di infettare i batteri. Specularmente, nei batteri si vede un incremento in quelli che aiutano il microrganismo a difendersi. Inoltre, cambia la conformazione delle proteine che consentono ai fagi di attaccarsi ai batteri (i recettori), con trasformazioni non molto diverse da quelle che si vedono sulla Terra quando un batterio come E. coli diventa resistente agli antibiotici. Le informazioni descritte sono quindi interessanti tanto dal punto di vista dell’astrobiologia, quanto da quello della microbiologia terrestre, soprattutto per quanto riguarda ciò che rende i batteri resistenti (e, nel caso di E. coli, questo significa spesso mortali, o comunque capaci di provoicare danni molto seri).

A.B.
Data ultimo aggiornamento 17 febbraio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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