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Tre sistemi difensivi per le piante (e gli uomini possono imparare...)

Anche le piante, nel loro piccolo, si difendono. Combattono contro virus e batteri, e ora si sa meglio in che modo ci riescono, grazie a uno studio pubblicato sulla rivista PLoS Pathogens  dai botanici dell’Università del Missouri (Stati Uniti).

Fino a ora si è sempre creduto che le piante avessero un unico sistema difensivo, che seguiva diversi passaggi per giungere alla sconfitta del germe invasore. Ma lavorando su una pianta molto simile al pomodoro, però a crescita più rapida, la Arabidopsis Thaliana, gli autori si sono accorti che di meccanismi ve ne sono tre distinti, ciascuno attivo in modo esclusivo, cioè quando gli altri due non lo sono. In comune hanno delle proteine simili per struttura e funzione, chiamate recettori immuni, ma attive in risposta a stimoli diversi. Questa suddivisione risponde a criteri di economicità del sistema: se tutti e tre entrassero in funzione contemporaneamente ci sarebbe, oltre a uno spreco di energie, un rischio di danni in altre funzioni della pianta, come quella di dare frutti.

I dati raccolti dai ricercatori americani potrebbero essere utili per studiare rimedi più efficaci contro malattie che ogni anno provocano immensi danni tanto alle piante ornamentali quanto, appunto, a quelle sfruttate dall’uomo come il pomodoro, il riso, la soia, consentendo di limitare l’impiego di pesticidi. Inoltre, dalla comprensione di questi meccanismi potrebbero derivare informazioni utili anche per le infezioni che colpiscono gli esseri umani, o cure per queste patologie.

A.C.
Data ultimo aggiornamento 17 marzo 2015
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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