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I virus? Ve li racconto come
non li avete mai considerati

Tutti abbiamo paura dei virus, non solo del coronavirus. È naturale, anche se è vero che moltissimi tipi di virus non hanno effetti negativi, in realtà, sulla nostra vita. Secondo gli studiosi, i virus hanno anche dato, probabilmente, contributi importanti all’Evoluzione, nel corso di milioni di anni, trasferendo tratti di codice genetico da un organismo all’altro e favorendo, così, "salti" altrimenti impossibili, o troppo lenti. Comunque sia: tutti abbiamo, giustamente, inevitabilmente, paura dei virus, in particolare del SARS-CoV-2 che può provocare la malattia Covid-19. Ma come funziona davvero un virus?

Da un punto di vista strettamente tecnico il virus non può nemmeno essere definito un essere vivente, perché è solo un frammento di codice genetico con un rivestimento intorno, che non riesce ad alimentarsi, riprodursi e difendersi da solo (queste sono le tre caratteristiche che, di norma, vengono indicati per poter definire la vita). Il virus ha bisogno di entrare nelle cellule di un altro organismo e di utilizzare le loro "macchine" biochimiche per replicarsi a dismisura, identico a se stesso, grazie alle  attrezzature "rubate" (che poi vanno in rovina). In altre parole, il virus è "solo" un frammento di codice genetico che contiene le istruzioni per generare altri codici uguali (così procede la sua "esistenza", non facile da decifrare), ma per fare questo spesso crea danni anche molto pesanti all’organismo, prima che il sistema immunitario scateni contro di lui (anzi, contro le cellule in cui è entrato) una reazione potentissima, quasi sempre in grado di allontanare ogni minaccia.
Su questi temi la videomaker veneziana Diana Dabalà ha realizzato un filmato sperimentale, che partecipa al Prix Média delle Accademie svizzere della Scienze, un importante premio dedicato alla divulgazione scientifica. Il video, per la precisione, partecipa alla sezione  "Newcomer", dedicata a progetti particolarmente innovativi, realizzati da autori con meno di 31 anni, come Diana. Il testo è di Paola Moreni, la musica dello Studio Smider. Protagonista, l’attore Alessandro Letizia

P.R.C.
Data ultimo aggiornamento 30 maggio 2021
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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