Troppi i test anti-allergie senza basi scientifiche

La Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica ha messo al bando sei esami "alternativi" che vengono usati su larga scala. In base a questi test, molte persone vengono private, inutilmente, di cibi anche importanti

Sono sempre più diffusi i metodi alternativi ai test ufficiali, che millantano la capacità di diagnosticare le allergie più disparate, soprattutto quelle alimentari, in pochi minuti. Metodi che in molti casi non hanno nessuna validazione scientifica, ma che vengono usati ugualmente da sedicenti "esperti", al di fuori degli ospedali e delle strutture sanitarie più serie. Motivo del loro successo è la semplicità e la non "invasività": a volte consistono in misurazioni di non meglio identificate "correnti" elettriche, altre volte sono legati alla capacità, o meno, di stringere il pugno, in presenza di sostanze ritenute allergeniche.
Molto spesso questi test portano a scoprire qualche allergia o intolleranza, in realtà inesistente. E sulla base di questi "esami" vengono poi prescritte diete anche molto drastiche, che prevedono la riduzione, o addirittura la cancellazione di cibi anche importanti, come i derivati del frumento. Il tutto, ribadiamo, senza alcuna prova scientifica. Ma molte persone che soffrono (o pensano di soffrire) di disturbi addominali o di altri problemi con sintomi "generici" difficili da interpretare, tendono a ricondurre ogni responsabilità a reazioni allergiche al cibo, e trovano un "riscontro" in questi test alternativi, che danno l’illusione di una diagnosi rapida e certa.

A fare chiarezza sull’affidabilità di molti di questi sistemi è intervenuta la Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), che ha catalogato come privi di validità scientifica questi sei test:

  • il test del capello;
  • il cosiddetto test sulle cellule del sangue;
  • il test della forza, che dovrebbe misurare le variazioni della forza muscolare, appunto, quando si è a contatto con cibi ritenuti nocivi;
  • il VEGA test, che dovrebbe valutare gli squilibri energetici causati da diversi tipi di alimenti;
  • la cosiddetta biorisonanza, che viene dichiarata in grado di misurare le alterazioni dei campi magnetici del paziente, indotte dagli alimenti;
  • il pulse test o test del riflesso cardiaco auricolare, che dovrebbe misurare le variazioni della frequenza del polso a contatto con cibi ritenuti in grado di provocare intolleranze o allergie.

Le nuove indicazioni della SIAAIC verranno pubblicate entro breve sulla rivista Clinical Molecular Allergy. Inoltre, la SIAAIC ha creato, per i cittadini che sospettano di avere allergie o intolleranze alimentari, un Vademecum esplicativo e, per i medici, nuove linee guida per il corretto iter diagnostico.

Non è solo uno scrupolo puramente deontologico quello che ha mosso la SIAAIC, ma sono stati anche i numeri del business che si è creato attorno ai test per le allergie alimentari: ogni anno vengono eseguiti, solo in Italia, ben 4 milioni di esami alternativi, privi di una base scientifica accreditata secondo gli standard internazionali, e dunque inaffidabili, per un ammontare di 300 milioni di euro di spesa. E, come dicevamo, sulla base di questi test vengono poi prescritte, in molti casi, diete anche molto severe.

IL PARERE DELL’ESPERTO - Secondo Andrea Ghiselli, ricercatore del CRA (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) di Roma, bisogna evitare, innanzitutto, la confusione tra le allergie (problemi dovuti a un’eccessiva reazione del sistema immunitario) e le intolleranze (problemi legati all’assenza di enzimi o di altre sostanze necessarie per digerire certi alimenti). Chiarito questo, gli esami non validati dalla comunità scientifica - spiega Ghiselli - sono sostanzialmente inutili perché, anche nei casi di quelli più "oggettivi", non sono in grado di discriminare davvero le molecole allergeniche. «Bisogna poi aggiungere - continua Ghiselli - che i test per le allergie o le intolleranze non devono essere fatti a tappeto: prima dovrebbe esserci un sospetto diagnostico e, qualora ci sia un ragionevole sospetto che un determinato alimento sia collegato a una determinata condizione, si può decidere (sotto la guida del medico curante) di procedere a uno screening. Oggi invece succede spesso il contrario, ed è irragionevole. In più si corre il rischio, serio, di togliere all’organismo, senza alcuna ragione, alimenti importanti, privando le persone di una dieta equilibrata. Tra i test inaffidabili ce ne sono inoltre alcuni - conclude Ghiselli - che si basano su elementi assolutamente soggettivi, come il test della forza, e altri più seri, che si basano su elementi oggettivi e sulle immunoglobuline. Ma, anche in questo caso, tali esami non hanno la capacità di distinguere in maniera scientifica».

Miriam Molinari
Emanuela Di Pasqua

Data ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2015