Terapia immunosoppressiva salva il cervello dopo un trauma cranico

Potrebbe essere il sistema immunitario uno dei "protagonisti" dei danni cerebrali successivi a un trauma cranico. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista  Acta Neuopathologica Communications da parte di un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas (USA).

Secondo quanto hanno accertato gli studiosi, sembra, in particolare, che gli effetti negativi dei traumi cranici siano dovuti anche ad alcuni elementi del sistema immunitario i quali, quando avviene una rottura temporanea della barriera protettiva del cervello, la cosiddetta barriera ematoencefalica, entrano direttamente in contatto con le cellule nervose, danneggiandole.

La ricerca è stata condotta su animali e serve essenzialmente a individuare possibili trattamenti specifici.

L’elemento fondamentale è infatti una proteina che si chiama CD74, e che attiva i linfociti T, le cellule che di norma intervengono in caso di infezione e che, in questo caso, agiscono contro le cellule cerebrali.

I ricercatori statunitensi hanno messo a punto un trattamento immunosoprressivo chiamato CAP, in grado di interrompere la catena di eventi che porta dal trauma alla reazione immunitaria.

Se i dati fossero confermati nell’uomo, ci potrebbe presto essere una terapia da applicare tempestivamente tanto in caso di incidenti quanto, per esempio, in tutti quegli sport come il pugilato o il football americano, che possono determinare traumi cerebrali.

Data ultimo aggiornamento: 11 novembre 2014