Sclerosi sistemica, occhi puntati su due "famiglie" di batteri

Nel 90% dei casi chi soffre di sclerosi sistemica, una rara malattia autoimmune, ha a che fare con sintomi gastrointestinali che vanno dalla diarrea al meteorismo, dalla stitichezza all’incontinenza fecale. Nessuno, finora, aveva mai capito perché, ma ora uno studio presentato dai reumatologi dell’Università della California di Los Angeles all’ultimo meeting dell’European League Against Rheumatism (EULAR), svoltosi poche settimane fa a Roma, fornisce una prima possibile spiegazione di questo fenomeno. Questo studio suggerisce infatti che i sintomi gastrointestinali associati alla sclerosi sistemica potrebbero essere almeno in parte causati da un’alterazione della flora intestinale, e che questa alterazione potrebbe essere sfruttata anche per riconoscere la malattia e per tentare nuovi approcci terapeutici.

I ricercatori statunitensi hanno sottoposto 17 pazienti a una serie molto approfondita di esami dell’intestino che hanno permesso anche di determinare la composizione della loro flora batterica. Hanno così scoperto che le specie di batteri presenti in chi è affetto da sclerosi sistemica sono sensibilmente diversi rispetto a quelli riscontrabili nella popolazione sana; in particolare, in caso di sclerosi sistemica diminuiscono Bacteroides e Faecalisbacterium, due famiglie di batteri responsabili dell’assorbimento di importanti nutrienti, mentre altre specie potenzialmente patogene (Enterobacteriales e Fusobacterium) sono più rappresentate rispetto alla norma.

Lo studio sembra quindi proporre una prima interpretazione dell’origine di sintomi che compromettono seriamente la qualità di vita dei pazienti con sclerosi sistemica. La scoperta potrebbe inoltre indicare nuovi possibili approcci terapeutici basati, ad esempio, sull’assunzione di prebiotici e probiotici che aiutino a ripristinare l’equilibrio della microflora batterica intestinale.’

A.B.
Data ultimo aggiornamento: 28 luglio 2015