Cellule staminali neurali per curare la sclerosi multipla

Terapia d’avanguardia all’ospedale San Raffaele di Milano, con cellule estratte da tessuto cerebrale di origine fetale e "moltiplicate" poi in laboratorio, grazie a metodi molto sofisticati messi a punto dal team del neurologo Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele e capo dell’Unità di ricerca in Neuroimmunologia. L’annuncio è arrivato durante il congresso annuale della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, a Roma. Grazie a questa tecnica, chiamata STEMS - riferisce il quotidiano La Repubblica - si cercherà di spegnere l’infiammazione e anche di ricostruire la guaina mielinica, che riveste le fibre nervose e viene danneggiata dalla sclerosi multipla, con recupero parziale della funzionalità. Lo studio, ancora in fase I (verifica della tollerabilità e sicurezza), nei prossimi mesi coinvolgerà complessivamente 12 pazienti, cui verrà trapiantato in progressione un numero di cellule crescente (fino a 400 milioni). I dettagli della terapia STEMS nell’articolo di Repubblica, firmato da Letizia Gabaglio.


PER LA PRIMA VOLTA al mondo un paziente affetto da sclerosi multipla cronica in stadio avanzato ha ricevuto una terapia a base di cellule staminali neurali. È successo a Milano, al San Raffaele, sotto la guida esperta di Gianvito Martino, neurologo che da 15 anni sta lavorando a quella che all’inizio sembrava davvero una scommessa folle. L’annuncio è stato fatto oggi durante la giornata iniziale del congresso annuale della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla a Roma, che vede riuniti i massimi esperti di questa malattia.

Uno studio di sicurezza. La terapia STEMS consiste in un’infusione di cellule staminali neurali, cellule progenitrici in grado di specializzarsi in tutti i tipi di cellule nervose. L’infusione avviene attraverso una puntura lombare che le immette direttamente nel liquido cerebrospinale, attraverso il quale possono raggiungere il cervello e il midollo spinale che sono i luoghi deputati allo svolgimento della loro azione. «È uno studio cosiddetto di fase I, cioè uno studio che valuta la sicurezza del trattamento, e non la sua efficacia», ha spiegato Martino. A oggi è stata eseguita la prima infusione su un solo paziente, ma lo studio coinvolgerà in tutto 12 persone suddivise in 4 gruppi, di 3 pazienti l’uno, che riceveranno un numero di cellule crescente, da circa 50 milioni di cellule per il primo gruppo fino ad arrivare a 400 milioni per l’ultimo. I pazienti che riceveranno il trapianto verranno poi seguiti e assistiti all’interno del Centro per la Sclerosi Multipla dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ospedale che vanta un’equipe clinica di primissimo livello guidata da Giancarlo Comi. La divisione in gruppi è necessaria perché deve trascorrere un tempo sufficiente sia fra un paziente e l’altro (15 giorni) sia fra i vari gruppi di trattamento (3 mesi) per essere sicuri che non ci siano effetti collaterali non preventivati. Se tutto andrà bene ci vorrà quindi un anno per completare la fase di somministrazione, a cui seguiranno due anni di controlli dei pazienti trapiantati per valutare l’insorgenza di eventuali effetti collaterali.

«Oggi è facile intuire la potenzialità di questo approccio innovativo, ma quando abbiamo iniziato a lavorarci delle cellule staminali si sapeva ben poco, e nulla si sapeva di come le si sarebbe potute utilizzare nella SM. La FISM però ci ha visto lungo e ha scommesso su questa ricerca», ha dichiarato Martino. «Siamo stati pionieri nella ricerca di terapie per la SM basate sulle cellule staminali. Nel 2000 ancora non si investiva nella ricerca in questo campo e noi ci abbiamo fortemente creduto finanziando il percorso di ricerca con le staminali neurali, mesenchimali ed ematopoietiche. Con il passare degli anni la scienza ci ha dato ragione. Oggi siamo a un punto di svolta molto importante per conoscere il potenziale del trattamento con cellule staminali neurali», ha dichiarato Mario Alberto Battaglia, Presidente della FISM Fondazione Italiana Sclerosi Multipla.


Il meccanismo d’azione. Cosa fanno le staminali neurali? «Il ragionamento di base è semplice: nelle forme progressive di malattia sappiamo che continua a essere presente una sorta di attività infiammatoria dannosa sia a livello cerebrale che midollare», ha spiegato Martino. «Le nostre cellule, nei modelli animali di malattia, hanno dimostrato di riuscire a combattere questo tipo di infiammazione. In più, sempre negli animali, sappiamo che, una volta entrate nel tessuto nervoso, le nostre cellule sono anche in grado di stimolare la produzione di sostanze neuroprotettive, che possono prevenire e ridurre il danno della mielina e, conseguentemente, degli assoni. Non è quindi escluso che entrambi questi meccanismi d’azione si possano attivare con il trapianto».

È la cosiddetta ‘plasticità terapeutica’ delle staminali, descritta proprio grazie ai lavori del team di Martino. Oggi, sulla base dei risultati ottenuti in Italia e poi confermati nel corso degli anni da molti altri gruppi nel mondo, è cambiato il modo di percepire le potenzialità curative delle staminali una volta trapiantate. Ma bisogna stare attenti, perché la plasticità, se non adeguatamente controllata, può prendere strade diverse da quelle preventivate e rivelarsi quindi un boomerang. Per questo lo studio appena iniziato ne deve valutare prima di tutto la sicurezza.

Una terapia prodotta in Italia. Di staminali si fa un gran parlare, ma produrle in maniera rigorosa e farne una terapia avanzata è tutt’altro che semplice. Soprattutto le neurali, dove si parte da poche cellule estratte da tessuto cerebrale di origine fetale e, grazie alla manipolazione di laboratorio che avviene in laboratori protetti e certificati (GMP), si arriva dopo diversi mesi a produrre milioni di cellule adatte al trapianto. «Pochissimi centri al mondo sono in grado di produrre queste cellule in modo adeguato: noi ci siamo riusciti», ha affermato con orgoglio Martino. «Abbiamo, infatti, messo a punto un protocollo di produzione simil-industriale che ha generato un prodotto medicale – le cellule staminali – per uso umano: in altre parole, una terapia che abbiamo chiamato STEMS e che produciamo grazie alla collaborazione di una cell-factory no profit certificata da AIFA, il Laboratorio Stefano Verri che afferisce alla Fondazione Tettamanti sita presso l’Ospedale San Gerardo di Monza».’

LETIZIA GABAGLIO
Data ultimo aggiornamento: 01 giugno 2017

Fonte: repubblica.it/salute