Proteina aiuta a capire
quanto è aggressiva la malattia

Un elemento essenziale nella terapia dell’artrite reumatoide è la tempestività della diagnosi, e l’avvio precoce delle cure. Ciò consente, infatti, di limitare il rischio di danni irreversibili alle giunture e in generale di rallentare l’evoluzione della malattia, se vengono assunti farmaci efficaci, oggi disponibili, soprattutto nelle forme più rapidamente progressive. Non è sempre facile, però, individuare precocemente l’artrite reumatoide e capirne l’aggressività potenziale. Ora, però, uno studio pubblicato sulla rivista PNAS dai ricercatori dello University College di Dublino, in Irlanda, punta l’attenzione su una molecola, che potrebbe diventare un significativo marcatore di gravità e danno ai tessuti: è la proteina chiamata C5orf30 (una molecola la cui funzione fisiologica, peraltro, è tuttora sconosciuta).

I ricercatori hanno trovato questa sostanza nelle cellule sinoviali (cioè nelle cellule presenti nel liquido delle articolazioni) di oltre mille malati. In particolare, hanno individuato la C5orf30 nelle cellule sinoviali più implicate nella distruzione dei tessuti, tipica dell’artrite reumatoide, e hanno constatato che la sua concentrazione è tanto più alta quanto più grave è la malattia. Questa proteina è invece quasi assente nelle persone sane. 

Anche studi sugli animali da laboratorio hanno confermato la presenza di C5orf30 nelle forme più gravi di artrite reumatoide.  

Se questi dati saranno confermati anche da altre ricerche, la C5orf30 potrebbe diventare un marcatore della malattia, e forse anche un bersaglio di terapie mirate, una volta che se ne sarà compresa fino in fondo la funzione.’

A.C.
Data ultimo aggiornamento: 16 settembre 2015