Neurostimolazione contro il Crohn: la sperimentazione in Francia

In futuro per tenere sotto controllo i sintomi della malattia di Crohn potrebbe essere utilizzato uno strumento terapeutico finora impiegato nel trattamento di malattie neurologiche quali Parkinson ed epilessia, la neurostimolazione. A sperimentarla con successo è stato un gruppo di ricercatori di Grenoble, in Francia, che hanno descritto il caso del primo paziente trattato sulla rivista Brain Stimulation.

L’idea di utilizzare la neurostimolazione nel trattamento dei sintomi del Crohn è nata da due fatti fondamentali: la conoscenza del coinvolgimento nella malattia del TNF alfa (il fattore di necrosi tumorale alfa, una molecola dall’effetto fortemente pro-infiammatorio) e la dimostrazione, in uno studio statunitense risalente al 2000, che durante lo shock settico (la forma più grave di infezione del sangue), che spesso porta al decesso proprio a causa di un eccesso di TNF alfa, la stimolazione del nervo vago può avere un effetto immunosoppressore. Tale effetto è merito del neurotrasmettittore rilasciato da questo nervo, l’acetilcolina, che “spegne” proprio l’attività del TNF alfa, riportando la reazione infiammatoria entro limiti non pericolosi.

Per verificare se nel caso della malattia di Crohn la stimolazione del nervo vago, effettuata utilizzando un elettrodo, potesse avere questo stesso effetto sull’intestino preso di mira dall’eccesso di TNF alfa, i ricercatori francesi hanno dapprima provato ad impiantare un elettrodo nei topi. I successi ottenuti li hanno poi spinti a provare il trattamento su un primo paziente, un uomo di 49 anni con una forma non grave di Crohn. Anche questo tentativo si è rivelato un successo: a mesi di distanza dall’intervento il paziente sta infatti abbastanza bene da non aver bisogno di assumere farmaci.

A detta degli esperti l’operazione di impianto è piuttosto semplice per un neurochirurgo, e prevede solo l’avvolgimento di un elettrodo a spirale attorno al nervo vago associato al posizionamento sottocute di un generatore che invia ogni 5 minuti impulsi a bassa frequenza. Al momento questo neurostimolatore è già stato impiantato in altri 7 pazienti, ma gli autori dello studio sottolineano che questo trattamento non potrà essere esteso a tutte le persone con malattia di Crohn. Tuttavia in alcuni casi in cui la patologia si trova in uno stadio non avanzato potrebbe rappresentare una valida alternativa tanto ai farmaci quanto alla chirurgia preventiva.

A.B.
Data ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015